Il peso del giorno dopo, ma vietato arrendersi. Perché sia davvero l’anno di Taranto
(di Cosimo Lenti) A mente fredda i pensieri sono tanti, e forse così fredda la mente non è. Abbiamo il dovere di essere oggettivi, ma il cuore da tifoso finisce sempre per prevalere: è innegabile, sarebbe come rinnegare le proprie origini.
Facciamo fatica anche noi a capire in quale realtà siamo capitati. Ancora oggi, dopo aver probabilmente calcato quasi tutti i campi del girone, tra gioie e dolori, resta una sensazione di smarrimento. Si dice che sia il giorno dopo quello che fa più male, come accade in una relazione: perché tra il Taranto e i suoi tifosi di quello si parla.
Oggi i rossoblù si trovano a una distanza considerevole dalla prima e dalla seconda in classifica. Terzi, con il rischio concreto che i playoff possano addirittura svanire, vista la soglia dei 7 punti prevista dal regolamento: un distacco che, qualora si verificasse, escluderebbe gli spareggi promozione, mandando direttamente la seconda alle fasi nazionali.
Va fatta una premessa doverosa. Il Taranto oggi è fuori dalla Coppa per propri demeriti, questo è certo. Forse per aver regalato il gol dell’andata. Ma resta il fatto che i rossoblù escono dalla competizione senza aver alzato il trofeo al “Ventura” per una regola che, in qualsiasi altra competizione, non esiste più: il doppio confronto, lo ricordiamo, si è chiuso sul 2-2.
Il Bisceglie si è dimostrato una squadra forte, di categoria, organizzata. Forse non sempre rispettosa nei gesti, ma questo è il calcio d’Eccellenza — e non deve comunque diventare una giustificazione. Il Taranto e la sua gente meritano rispetto, sempre: senza pratiche discutibili e senza spostare gli orizzonti.
All’impegno il Taranto non è arrivato al meglio. Hadziosmanovic, Trombino e Labianca indisponibili; Aguilera e Loiodice a mezzo servizio: defezioni importanti che hanno costretto Danucci a giocarsi il ritorno così com’era. Dispiace, forse, per la paura subentrata nel secondo tempo, che ha portato i rossoblù ad abbassarsi troppo. Ma, probabilmente, gli ionici non ne avevano più.
Ed è qui che nasce la domanda: da dove si riparte?
Si riparte a testa alta, cercando di vincere quante più partite possibile per accorciare le distanze dalla vetta e conquistare il miglior piazzamento in ottica playoff. Un aspetto fondamentale, considerando che gli spareggi promozione prevederebbero solo sei partite dopo la regular season: semifinali e finali regionali in gara secca, poi semifinali e finale nazionali con formula di andata e ritorno contro le squadre campane e molisane.
L’obiettivo deve essere uno solo: restare uniti. Provare a scrollarsi di dosso questa sofferenza, che fa male — tanto — ma ricordando che c’è ancora un campionato da giocare. I ragazzi hanno bisogno dell’apporto della città, anche se già è complicato farlo sentire a chilometri di distanza, con le partite giocate a Massafra e gli allenamenti a San Giorgio.
Ad oggi il Taranto può contare su una proprietà solida, che ha effettuato investimenti significativi per la categoria. La voglia di uscire dall’Eccellenza è tanta, così come i sacrifici economici compiuti. È innegabile. Così come è innegabile che siano stati commessi degli errori — ma solo chi non opera non sbaglia.
Quello che deve passare nella mente di tutti, noi compresi, è che una stagione può andare bene o male: si può fallire sportivamente. Ciò che deve confortare è la presenza di una proprietà importante alle spalle con un progetto economico ed industriale di lunga durata. Potremmo citare esempi vicini a noi, come Benevento e Catania, che ogni anno investono cifre importanti per tentare il salto in cadetteria senza riuscirci, ma restano sempre lì perché sorretti da società forti.
Taranto ha bisogno di unità, non di polemiche sterili e inutili. Stiamo per vivere un’esperienza bellissima come i Giochi del Mediterraneo, eppure continuiamo a disquisire su centimetri e metodi di lavoro, come se fossimo tutti esperti di cantieri.
Per una volta sarebbe bello essere uniti. Solo così si potrebbe ricevere quel rispetto che spesso manca su tanti campi dell’Eccellenza e, solo così, si può vincere.
Con l’auspicio e la consapevolezza che questo deve essere l’anno di Taranto.


