Lunedì, 16 Febbraio 2026

Di Meo: nessuno ha visto nulla! Niente squalifica e tecnico graziato, ma è davvero questo il messaggio corretto?

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Dai 5 anni Daspo a Sergio Malatella alle cinque giornata rifilate a Panarelli, fino al non luogo a procedere nei confronti del tecnico. Chi fa sport diventa uomo di spettacolo ed ha delle responsabilità morali nei confronti della collettività

Smaltita la delusione, resta il gesto. E che gesto.
Anzi ad essere precisi ne restano due di gesti, uno nella mano destra ed un altro in quella sinistra.

Sia chiaro l’analisi non può in alcun modo essere calcistica, perché sarebbe superflua: il Taranto che esce sconfitto dal Ventura, merita in maniera convinta di perdere.
Danucci e i suoi ragazzi, che pure nei 180 minuti non fanno peggio del Bisceglie, non convincono, sbagliano atteggiamento, aspettano e sperano che nulla accada, che lo status quo tenga botta. Soffiano sul pallone in punta di piedi, sperando che non entri in rete così da portarsi a casa coppa e qualificazione col minimo sforzo, con la sola mission di conservare quanto conquistato all’andata, quando la vittoria ad onor del vero, per occasioni costruite fu striminzita.

Il compitino non paga. Il calcio lo insegna, difficilmente tali imprese si conducono in porto, ed anche questa volta, la missione è da considerarsi fallita.

I gesti di cui sopra invece, fanno parte di un’altra disamina. Rientrano in quello che giornalisticamente, ci hanno insegnato debba essere in primis “stigmatizzato”. Sui quali va gettata nell’immediato acqua sul fuoco, che vanno minimizzati, ma che poi subito dopo andrebbero censurati, successivamente condannati ed in ultima analisi puniti.
Lo richiede l’educazione ancor prima che la morale, lo richiede il rispetto nei confronti di chi a casa guarda una partita di calcio, lo meritano gli spettatori, a prescindere dalla fede calcistica. Lo si deve a chi comodamente sul divano ha dovuto sorbirsi il “faccione” di Di Meo che nel maldestro tentativo di emulare Vasco (Vasco, perdonalo), salutava con veemente trasporto agonistico e scarsa educazione, bambini, uomini e donne del calcio nostrano e non.

La fisiologica appendice è fatta di gogna mediatica, di clamore social e di rappresaglia verbale da parte della tifoseria jonica, che anche memore delle 5 giornate rifilate a Gigi Panarelli, durante il suo breve interregno, a causa della sua “condotta irriguardosa” nei confronti di un assistente, ha chiesto a gran voce una punizione esemplare per l’ex difensore. Lecito, forse logico, alla luce anche del Daspo di 5 anni comminato al povero Sergio Malatella, steward della Turris divenuto “profeta del doppio dito medio”, a suo discapito, al termine di un famoso Turris – Bari.

E invece nessuna menzione nel comunicato, perché per il Giudice Sportivo, a quanto pare, nulla sarebbe accaduto. Pino di Meo, dunque, la “passa liscia”, almeno per adesso.

Lungi dallo scrivente nutrire sete di vendetta: è solo una questione di giustizia. La segnalazione del presidente Vito Tisci alla Procura Federale non è un atto dovuto, ma una scelta di garanzia da parte del vertice del calcio regionale, che impone un supplemento d’indagine. Sorvolare su questo passaggio a vuoto avrebbe un effetto boomerang sull’intero movimento. Macchierebbe due gare che, per intensità e partecipazione, hanno avuto ben poco dell’Eccellenza e che hanno richiamato migliaia di spettatori per una coppa oggettivamente marginale per chi, nella propria storia, vanta oltre trenta campionati di Serie B.

Se dovesse finire così, a perderci sarebbe soltanto il calcio, incapace di tutelare quanto di straordinario visto sugli spalti. Se l’obiettivo reale, come dichiarato a più riprese, è davvero quello di riavvicinare i bambini allo sport, allora il messaggio non può essere ambiguo. Non si può predicare educazione e rispetto e, al tempo stesso, sorvolare su certi comportamenti. Il rischio è quello di sdoganare gesti che nulla hanno a che vedere con i valori dello sport, mentre si continua ad accanirsi contro striscioni goliardici o sfottò geografici. La coerenza, prima ancora delle sanzioni, è ciò che restituisce credibilità a un movimento in perenne crisi.