Giovedì, 12 Marzo 2026

Crisi Iran, rientrano i primi italiani. Trump non esclude truppe di terra. Raid su Teheran e Beirut. Escalation nel Golfo, mercati in picchiata

È atterrato all’Aeroporto di Fiumicino il primo volo con 127 italiani rientrati dall’Oman, transitati dagli Emirati Arabi Uniti. Tra loro anche la moglie del ministro della Difesa. La Farnesina ha inviato funzionari per assistere i connazionali mentre la crisi in Medio Oriente entra in una fase di escalation sempre più ampia dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Il presidente americano Donald Trump non esclude l’invio di soldati sul terreno in Iran, precisando che l’impiego avverrà solo se necessario. Washington ha annunciato di aver neutralizzato rapidamente parte della leadership militare iraniana e di aver colpito infrastrutture missilistiche e navali strategiche. Gli obiettivi dichiarati restano distruggere le capacità balistiche di Teheran, indebolire la marina iraniana, impedirle l’accesso all’arma nucleare e fermare il sostegno ai gruppi armati nella regione.

In risposta agli attacchi contro cittadini e infrastrutture americane, incluso il bombardamento dell’ambasciata Usa a Riad da parte di droni, l’amministrazione statunitense ha confermato che reagirà alle minacce contro il personale e le strutture americane nella regione.

Intanto salgono a sei i militari americani morti dall’inizio dell’operazione. Tre caccia F-15 statunitensi sono stati abbattuti in Kuwait da fuoco amico: i sei membri dell’equipaggio si sono lanciati con il paracadute e sono stati recuperati.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito in Senato che la crisi “potrebbe durare giorni, forse settimane” e che molto dipenderà dalle decisioni di Teheran. Nella regione sono presenti oltre 70mila italiani: circa 30mila tra Dubai e Abu Dhabi, 20mila in Israele e meno di 500 in Iran. Migliaia risultano bloccati nei Paesi del Golfo.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di una “crisi del diritto internazionale”, sottolineando che l’attacco è stato deciso senza coinvolgere i partner europei e ribadendo che l’Italia non può permettersi un Iran dotato di missili a lungo raggio con testate nucleari.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha chiarito che nessun Paese europeo era stato informato in anticipo dei raid: gli alleati sarebbero stati avvisati quando gli aerei erano già in volo.

L’escalation si è estesa al Libano. L’esercito israeliano ha annunciato nuovi attacchi a Beirut contro centri di comando e depositi di armi di Hezbollah, oltre all’uccisione del capo dell’intelligence del movimento sciita nella roccaforte di Dahieh. Hezbollah ha lanciato razzi verso Israele, aprendo di fatto un ulteriore fronte di guerra.

A Teheran è stata distrutta la sede della radio-tv pubblica iraniana, considerata il centro mediatico e propagandistico del regime. In Arabia Saudita, come detto, due droni hanno colpito l’area dell’ambasciata americana a Riad, causando un incendio lieve e danni materiali limitati, senza feriti. Washington ha invitato i cittadini americani a lasciare immediatamente una quindicina di Paesi mediorientali.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha definito l’attacco “urgente e necessario”, sostenendo che l’Iran stesse costruendo nuovi siti nucleari sotterranei destinati a diventare inattaccabili nel giro di pochi mesi.

La crisi ha raggiunto anche Cipro. Un drone ha colpito la base britannica della RAF ad Akrotiri, provocando danni materiali limitati ma senza vittime. A sostegno della sicurezza dell’isola, la Grecia ha annunciato l’invio di due fregate e due caccia F-16. La Giordania ha disposto la chiusura parziale del proprio spazio aereo.

Teheran ha minacciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il traffico energetico mondiale, dichiarando che colpirà eventuali navi in transito. Il Comando centrale Usa sostiene però che non vi siano prove di un blocco formale.

La tensione si riflette sui mercati finanziari. Lo Stoxx 600 ha perso l’1,65%, bruciando oltre 300 miliardi di euro di capitalizzazione in una sola seduta. Madrid ha chiuso a -2,7%, Francoforte a -2,6%, Parigi a -2,1%, Londra a -1,2%. In calo anche le Borse asiatiche, con Tokyo a -1,35% e Hong Kong a -2%, in controtendenza Shanghai.

I timori per un possibile blocco di Hormuz hanno spinto al rialzo il prezzo del petrolio, alimentando le preoccupazioni per il commercio globale e per un allargamento del conflitto su scala regionale.

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