Guerra Iran, rientrati da Dubai 200 studenti italiani. Il conflitto in Medio Oriente si intensifica
È arrivato ieri in serata all’aeroporto di Milano Malpensa il volo partito da Abu Dhabi con a bordo i 200 studenti italiani rimasti bloccati nei giorni scorsi a Dubai dopo l’escalation militare tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la successiva risposta di Teheran contro diversi Paesi del Golfo. Ad accoglierli al Terminal 1 familiari e amici: abbracci, lacrime e un lungo applauso hanno salutato il ritorno dei ragazzi, che nelle ultime ore avevano vissuto momenti di forte tensione.
Intanto il conflitto è entrato nel quarto giorno con un’ulteriore escalation. In serata l’Assemblea degli Esperti ha nominato Mojtaba Khamenei, secondogenito dell’ayatollah Ali Khamenei – ucciso il 28 febbraio in un attacco aereo attribuito a Stati Uniti e Israele – nuova Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran. La riunione degli 88 membri si è svolta online dopo che un raid israeliano aveva colpito in mattinata il palazzo di Qom dove era inizialmente prevista l’assemblea. L’edificio, secondo fonti locali, sarebbe stato raso al suolo dopo l’evacuazione.
L’Iran ha ampliato il raggio della propria risposta colpendo obiettivi legati agli Stati Uniti nella regione. Missili avrebbero raggiunto l’ambasciata americana a Riad, mentre droni sono stati lanciati contro il consolato statunitense a Dubai. Gli attacchi hanno spinto il presidente americano Donald Trump a ordinare l’evacuazione del personale diplomatico dalle ambasciate in Iraq, Bahrein, Giordania e Kuwait. Nel frattempo, l’esercito israeliano ha annunciato una nuova ondata di attacchi su Teheran e Isfahan.
La città di Minab piange le vittime di un raid che avrebbe colpito la scuola primaria Shajareh Tayyebeh. Le fonti locali parlano di 165 morti, tra cui numerose studentesse e insegnanti. L’alto commissario Onu per i diritti umani Volker Turk ha chiesto un’indagine indipendente. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato Stati Uniti e Israele, mentre Washington ha dichiarato che è in corso una verifica e ha negato di colpire deliberatamente obiettivi civili.
Nel corso di un bilaterale con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, Trump ha dichiarato:
“L’Iran ora vuole parlare, ma è troppo tardi. Gli abbiamo distrutto Marina, aviazione e difese aeree”.Il presidente americano ha inoltre criticato Londra e Madrid per la loro posizione sull’utilizzo delle basi militari e ha affermato che i prezzi del petrolio “saranno alti per un po’, ma scenderanno prima della fine della guerra”. Assegnati 50.000 soldati USA alla guerra contro l’Iran.
Il premier britannico Keir Starmer ha annunciato l’invio di rinforzi nella regione per proteggere la base Raf di Akrotiri a Cipro, finita nel mirino della risposta iraniana. Jet della Raf hanno abbattuto droni nei cieli di Giordania e Iraq. Anche la Francia ha rafforzato il proprio dispositivo militare. Il presidente Emmanuel Macron ha disposto il rientro nel Mediterraneo della portaerei Charles de Gaulle, insieme ad altre unità navali e mezzi aerei.
Teheran ha avvertito che eventuali “atti difensivi” di Gran Bretagna, Francia e Germania contro i missili iraniani sulle proprie basi nel Golfo saranno considerati “atti di guerra”.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha convocato l’ambasciatore iraniano dopo l’attacco a una base britannica a Cipro, ribadendo che “l’Italia non è in guerra”. Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è intervenuto pubblicamente: “La guerra è tornata a spargere sangue nel mondo, anche non lontano da noi. Non dobbiamo rassegnarci”.
Sul fronte libanese, l’esercito israeliano ha annunciato l’ingresso via terra nel Libano meridionale, dichiarando di aver conquistato diversi punti strategici. Nella città di Sidone è stato colpito un quartier generale del gruppo islamista Jamaa Islamiya, alleato di Hamas e Hezbollah. Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato: “Hezbollah ha commesso un errore molto grande quando ci ha attaccati. Abbiamo già risposto con forza e risponderemo con forza ancora maggiore”. Secondo le Nazioni Unite, l’escalation ha già provocato oltre 30.000 sfollati in Libano.
Escalation che sta pesando sui mercati globali e sui prezzi dell’energia. Il petrolio Brent ha superato gli 80 dollari al barile, mentre il gas naturale in Europa ha registrato rialzi fino al +30‑40 %, per timori di interruzioni nelle esportazioni attraverso lo Stretto di Hormuz.
Anche le borse europee hanno risentito della tensione: Madrid ha chiuso in calo del 4,6%, Francoforte -3,5%, Parigi -3,4%, Londra -2,7% e Amsterdam -2,5%. L’indice Stoxx 600 ha perso 3,1%, provocando una perdita complessiva di capitalizzazione di 565 miliardi di euro. Solo considerando le due giornate successive all’attacco di Usa e Israele all’Iran, le Borse europee hanno “bruciato” 879 miliardi di euro.
L’aumento dei prezzi dell’energia e il crollo dei mercati riflettono le preoccupazioni degli investitori per inflazione, costi di produzione e crescita economica, con possibili ricadute sui consumi e sulle bollette di famiglie e imprese.


