Crisi Iran, cresce l’escalation. L’Italia invia una nave militare
Prosegue l’escalation militare in Medio Oriente nel settimo giorno di conflitto tra Iran e Israele, mentre cresce la tensione internazionale e aumentano le ripercussioni anche sull’Europa e sull’Italia.
Nelle ultime ore l’Iran ha lanciato nuove ondate di missili contro Israele, con sirene d’allarme scattate a Tel Aviv e nel centro del Paese. Esplosioni sono state segnalate anche nell’area di Beersheba.
Secondo le forze armate israeliane, l’Iran avrebbe ancora a disposizione tra 100 e 200 lanciatori di missili balistici, mentre l’esercito continua a colpire infrastrutture militari a Teheran.
Fonti iraniane sostengono inoltre che sia stato lanciato un missile terra-mare contro la portaerei statunitense USS Abraham Lincoln, mentre gli Stati Uniti starebbero preparando operazioni di scorta alle navi nello strategico Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale.
La crisi coinvolge anche l’Italia. Dal porto di Taranto è partita la fregata missilistica “Federico Martinengo”, diretta verso Cipro nell’ambito di una missione coordinata con Francia, Spagna e Olanda. A bordo dell’unità navale ci sono oltre 160 militari italiani e l’arrivo nell’area operativa è previsto entro un paio di giorni.
Parallelamente, i leader di Italia, Regno Unito, Germania e Francia – Giorgia Meloni, Keir Starmer, Friedrich Merz ed Emmanuel Macron – hanno concordato di intensificare coordinamento militare e iniziative diplomatiche per gestire la crisi.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avvertito Teheran: un attacco contro Paesi europei sarebbe “un atto gravissimo e inaccettabile”. Secondo Tajani, l’Iran non avrebbe risorse per sostenere una guerra a lungo termine e potrebbe essere costretto a negoziare con Stati Uniti e Israele. Il governo italiano ribadisce la necessità di una soluzione diplomatica, sottolineando però che Teheran non può dotarsi di armi nucleari.
Per motivi di sicurezza proseguono anche le operazioni di rimpatrio. Un volo speciale Ita Airways partito da Muscat (Oman) ha riportato in Italia 165 cittadini italiani bloccati nella regione, mentre altri connazionali sono rientrati da Dubai dopo giorni di attesa.
La crisi si allarga alla regione. Attacchi con missili e droni sono stati segnalati in Kuwait, Iraq e Libano, dove una postazione della missione ONU Unifil è stata colpita nel sud del Paese, ferendo alcuni peacekeeper ghanesi.
Intanto il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz si è drasticamente ridotto: negli ultimi giorni sono state avvistate solo poche navi commerciali, mentre il prezzo del petrolio continua a salire, con il Brent oltre i 90 dollari al barile.


