Lunedì, 09 Marzo 2026

Guerra in Medio Oriente: escalation militare e tensioni sul petrolio. Nuova guida dell’Iran

Il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti continua ad allargarsi, con nuovi attacchi in tutta la regione e crescenti tensioni anche sul piano politico ed economico. Nelle ultime ore bombardamenti, lanci di missili e attacchi con droni hanno interessato Israele, Libano e diversi Paesi del Golfo.

Dopo la morte di Ali Khamenei, ucciso nei raid statunitensi e israeliani del 28 febbraio, l’Assemblea degli Esperti iraniana ha scelto come successore il figlio Mojtaba Khamenei, religioso e politico di 56 anni considerato molto vicino ai Pasdaran. Le Guardie Rivoluzionarie hanno già dichiarato «rispetto, lealtà e obbedienza» alla nuova guida, definendo la sua elezione «l’alba di una nuova fase per la Repubblica islamica».

Tuttavia alcuni esponenti dell’establishment, tra cui Ali Larijani, si opporrebbero alla scelta preferendo altre figure religiose per la leadership. Intanto nelle città iraniane si sono registrati festeggiamenti per la nomina della nuova guida, mentre il Parlamento ha chiarito che Teheran non sta cercando un cessate il fuoco e continuerà a rispondere agli attacchi.

Sul piano militare, Israele e Stati Uniti hanno intensificato i bombardamenti contro obiettivi iraniani, colpendo basi missilistiche, infrastrutture militari e impianti petroliferi. Secondo l’esercito israeliano sono stati distrutti il quartier generale dell’aviazione iraniana a Teheran e numerosi siti strategici. I raid hanno colpito anche circa trenta depositi di carburante, un’operazione che – secondo alcune fonti citate dai media americani – avrebbe sorpreso e preoccupato gli stessi Stati Uniti, timorosi che attacchi alle infrastrutture civili possano rafforzare il sostegno interno al regime iraniano.

Teheran ha risposto lanciando missili balistici e droni verso Israele e le basi statunitensi nella regione. Le sirene sono tornate a suonare a Tel Aviv e nel sud di Israele, mentre alcune intercettazioni hanno provocato feriti.

Attacchi iraniani hanno colpito anche diversi Paesi del Golfo. In Bahrein, sull’isola di Sitra, un drone ha causato diversi feriti e danni alle abitazioni civili. In Arabia Saudita un razzo caduto su una zona residenziale ha provocato due morti e dodici feriti. Negli Emirati Arabi Uniti, inoltre, è stato segnalato un incendio nella zona petrolifera di Fujairah.

Il conflitto si estende anche al Libano, dove Hezbollah continua a combattere contro Israele. I miliziani sciiti hanno rivendicato l’abbattimento di un drone militare israeliano Hermes 450 nel sud del Paese. L’esercito israeliano ha confermato invece la morte di due soldati nei combattimenti nel Libano meridionale. Secondo le autorità libanesi, la nuova escalation ha già provocato oltre mezzo milione di sfollati nel Paese.

Il bilancio delle vittime coinvolge anche gli Stati Uniti: è salito a sette il numero dei soldati americani morti dall’inizio del conflitto dopo il decesso di un militare ferito in Arabia Saudita.

La guerra ha avuto effetti immediati sui mercati energetici. Il petrolio Wti ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta dal 2022, mentre il Brent si è avvicinato alla stessa soglia dopo forti rialzi negli ultimi giorni. Il presidente americano Donald Trump ha minimizzato l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, sostenendo che il rialzo rappresenta «un piccolo prezzo da pagare per la pace e la sicurezza degli Stati Uniti e del mondo». Secondo Trump, i prezzi del petrolio «caleranno rapidamente con la fine della minaccia nucleare iraniana».

Teheran ha però avvertito che, se gli attacchi contro le sue infrastrutture energetiche continueranno, potrebbe colpire i siti petroliferi della regione, con il rischio – secondo le autorità iraniane – di portare il prezzo del greggio anche oltre 200 dollari al barile.

Sul piano diplomatico cresce la preoccupazione internazionale. I ministri degli Esteri di Russia ed Emirati Arabi Uniti hanno chiesto un’immediata de-escalation, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato con il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, chiedendo la fine degli attacchi contro i Paesi della regione e il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

La premier italiana Giorgia Meloni ha sottolineato che «le regole del diritto internazionale sono ormai saltate», ribadendo però che l’Italia non è parte del conflitto e lavorerà per favorire il ritorno ai negoziati sul nucleare.

Secondo diversi analisti, il conflitto potrebbe durare a lungo. Fonti israeliane parlano di almeno cinque settimane di operazioni militari, mentre Washington non esclude ulteriori opzioni, compreso l’invio di forze speciali per mettere in sicurezza l’uranio arricchito iraniano.