Mercoledì, 11 Marzo 2026

Conflitto in Medio Oriente, Netanyahu: “Non abbiamo finito con l’Iran”. Allarme mine nello Stretto di Hormuz

La guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran continua ad alimentare tensioni in Medio Oriente e a preoccupare la comunità internazionale. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha raffreddato le ipotesi di una fine imminente del conflitto, dichiarando che «con l’Iran non abbiamo ancora finito», dopo che il presidente americano Donald Trump aveva parlato di una guerra «praticamente conclusa». Anche il Pentagono ha chiarito che le ostilità non termineranno finché «il nemico non sarà definitivamente sconfitto».

Sul terreno continuano gli attacchi. L’aviazione israeliana ha colpito obiettivi legati al regime iraniano e infrastrutture di Hezbollah a Beirut, mentre Teheran afferma di aver attaccato siti militari israeliani, tra cui un centro strategico ad Haifa, e di aver lanciato missili contro basi statunitensi in Bahrein e nel Kurdistan iracheno. Secondo fonti del governo iraniano, dall’inizio della guerra il bilancio ha superato 1.300 morti, tra cui oltre 200 donne e bambini.

Uno dei punti più critici resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto del petrolio mondiale. L’intelligence americana segnala che l’Iran potrebbe prepararsi a posizionare mine navali nella rotta marittima, mentre Trump ha avvertito che eventuali azioni di questo tipo provocherebbero «conseguenze militari mai viste prima». Teheran, dal canto suo, sostiene che nessuna nave da guerra americana si sia avvicinata allo stretto durante il conflitto.

La tensione nel Golfo ha già avuto ripercussioni sui mercati energetici: il prezzo del petrolio ha registrato forti oscillazioni nelle ultime ore, dopo aver superato i 100 dollari al barile per poi ridiscendere attorno agli 80.

Sul piano diplomatico cresce l’attenzione internazionale. Italia, Regno Unito e Germania stanno lavorando a possibili iniziative per proteggere le navi commerciali nello Stretto di Hormuz, mentre il G7 si riunirà nelle prossime ore per discutere le conseguenze economiche del conflitto, in particolare sul fronte energetico e sull’inflazione globale.