Venerdì, 13 Marzo 2026

Cittadella dello Sport, Ladisa c’è: ora serve l’ok della Politica

Il progetto da 36 milioni complessivi per l’area dello Iacovone va avanti, ma resta da sciogliere il nodo delle coperture pubbliche tra PIA sospesi, JTF difficilmente utilizzabile e pista CIS tutta da costruire

Il progetto della Cittadella dello Sport targata Ladisa non si è fermato, ma resta in una fase delicata, sospesa tra ambizione imprenditoriale e nodi amministrativi ancora da sciogliere. Dopo il primo riconoscimento del pubblico interesse da parte del Comune sulla proposta di partenariato pubblico-privato per l’area dello Iacovone, l’iter deve ora misurarsi con gli ostacoli veri.

La questione centrale è capire in che modo il progetto possa arrivare davvero a un partenariato pubblico-privato (PPP) da 36 milioni di euro, con 21 milioni a carico del gruppo Ladisa e la restante quota coperta da risorse pubbliche. Ed è proprio su questo punto che l’iter si è fatto più complesso, perché le strade ipotizzate finora non offrono, almeno allo stato attuale, una soluzione immediata.

Una delle ipotesi prese in considerazione era quella di agganciare l’operazione ai bandi PIA e MiniPIA della Regione Puglia. Cosa sono? Si tratta di misure pensate per sostenere investimenti delle imprese in tema di innovazione, ricerca, digitalizzazione, sostenibilità e sviluppo. Il problema, però, è che questi strumenti pur non essendo stati cancellati ad oggi risultano sospesi. Questo significa che sono formalmente in vita, non è possibile procedere con la presentazione di nuovi progetti, stoppando di fatto un percorso altresì percorribile.

L’altra ipotesi è quella del JTF, il Just Transition Fund. Di cosa si tratta? È il fondo europeo pensato per accompagnare territori come Taranto nella transizione ecologica, industriale e sociale. Il JTF riguarda ambiti precisi: riconversione delle imprese, nuova occupazione, innovazione, energia pulita, idrogeno verde, riqualificazione ambientale, formazione, welfare e infrastrutture sociali. Proprio per questa sua natura quindi, non è il contenitore più adatto per finanziare direttamente una cittadella dello sport in chiave di project financing.
A stonare è l’utilizzo del fondo stesso che è destinato ad infrastrutture sociali pubbliche, alla riqualificazione di edifici esistenti e con beneficiari pubblici, in primo luogo i Comuni.

La proposta Ladisa sull’area dello Iacovone, invece, si muove in una dimensione diversa: un hub multifunzionale con una componente sportiva centrale e una forte presenza del partner privato. In queste condizioni, il JTF non sembra essere la strada più adatta a meno di una riprogrammazione o di un allargamento del perimetro di intervento che però, al momento, non risulta. Ed è evidente come in questo caso un ruolo determinante potrebbe essere giocato dal Sindaco.

Resta allora la via che conduce ai fondi CIS, che appare la cornice potenzialmente più compatibile, anche se non priva di ostacoli. I fondi del Contratto Istituzionale di Sviluppo non funzionano come un bando a cui il privato presenta domanda per ottenere il finanziamento del proprio progetto.
In soldoni però, il CIS potrebbe concorrere a sostenere la quota pubblica del progetto solo se la cittadella dello sport venisse assunta dal Comune di Taranto come operazione di interesse pubblico. Anche in questo caso, però, non ci sarebbe un finanziamento automatico: servirebbe una scelta politico-amministrativa precisa e la disponibilità di coperture.

Il quadro, dunque, è questo: il PPP resta la soluzione migliore per salvaguardare la volontà di investire da parte del Gruppo Ladisa, ma la sua sostenibilità passa tutta dalla capacità di costruire un equilibrio credibile tra la quota privata e le risorse pubbliche.
I PIA e MiniPIA sono sospesi, il JTF sembra difficilmente adattabile alla natura del progetto e il CIS appare la strada istituzionalmente più praticabile, ma solo a condizione che il Comune faccia propria l’operazione e riesca a collocarla dentro una cornice di interesse pubblico chiara, riconosciuta e finanziabile.

Per sbloccare davvero il progetto Ladisa sull’area dello Iacovone, le strade teoriche restano tre: la riapertura dei PIA, se il progetto sarà ritenuto compatibile con la natura del bando; una riprogrammazione del JTF , che però richiederebbe un passaggio formale della Regione e una coerenza piena con le finalità del fondo; oppure, ipotesi oggi più solida sul piano amministrativo, l’inserimento dell’intervento nel perimetro del CIS Taranto come operazione di interesse pubblico da realizzare anche in PPP.

La sintesi, però che viaggia nella direzione dell’utilità sociale del territorio, è abbastanza chiara: oggi la pista CIS appare più credibile del JTF, mentre la via PIA dipende non solo dallo sblocco del bando, ma anche dall’effettiva ammissibilità del progetto. E proprio da qui nasce l’ultima riflessione: le risorse del JTF, come già succede in ottica Housing Sociale, dovrebbero essere indirizzate verso ambiti in cui esiste già un interesse concreto, documentato da progetti e impegni chiari verso la città, più che verso contesti che, allo stato, non sembrano esprimere una reale spinta imprenditoriale.