Martedì, 28 Aprile 2026

Guerra in Medio Oriente: raid, missili e tensione sul petrolio mondiale

Prosegue l’escalation in Medio Oriente, tra nuovi attacchi militari, tensioni diplomatiche e pesanti ripercussioni sull’economia globale.

Il presidente americano Donald Trump ha annunciato un’operazione militare sull’Isola di Kharg, strategico nodo per il traffico petrolifero iraniano, precisando che le infrastrutture petrolifere non sono state toccate, ma ha avvertendo che ogni interferenza nel passaggio libero e sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz potrebbe far riconsiderare immediatamente la decisione. Il Pentagono sta nel frattempo spostando circa 5.000 Marines e altre navi da guerra nella regione, insieme a unità anfibie come le USS Tripoli, San Diego e New Orleans e circa 20 caccia F-35B, pronte a supportare eventuali operazioni contro l’Iran.

Tra gli elementi più delicati della crisi c’è anche la situazione interna iraniana. Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha dichiarato che la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei sarebbe “ferita e forse sfigurata”. Il leader ha assunto la guida della Repubblica islamica dopo la morte del padre, Ali Khamenei, figura centrale del sistema politico iraniano. Nel frattempo a Teheran si sono svolte manifestazioni pro-regime. Alla marcia ha partecipato anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha dichiarato che “gli iraniani non si piegheranno mai di fronte agli attacchi”.

La tensione resta altissima sul fronte militare. Secondo quanto riferito dai media israeliani, l’Iran ha lanciato una nuova serie di missili balistici verso il territorio israeliano. Le sirene d’allarme sono risuonate in diverse aree del Paese, inclusa la zona di Gerusalemme e gran parte del centro di Israele, costringendo la popolazione a rifugiarsi nei bunker. Secondo le prime valutazioni militari, i missili sarebbero stati intercettati oppure caduti in zone disabitate e non risultano feriti.

Il conflitto continua a provocare vittime anche in altri Paesi dell’area. Sei persone sono state uccise e sette ferite in un attacco contro un villaggio nella provincia iraniana di Markazi. Nel sud del Libano, invece, un raid israeliano contro un centro sanitario nella località di Burj Qalawiya ha provocato la morte di dodici operatori sanitari, tra medici, paramedici e infermieri.

Secondo i media libanesi, proiettili israeliani avrebbero inoltre colpito una base della missione di pace delle Nazioni Unite UNIFIL nella città di Mays al-Jabal. Non si segnalano feriti tra i caschi blu. Diverse esplosioni sono state segnalate a Doha, in Qatar, mentre le autorità hanno avviato l’evacuazione di alcune aree strategiche della città come misura precauzionale. Un’esplosione è stata segnalata a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, mentre i sistemi di difesa aerea affrontavano una possibile minaccia missilistica. La tensione è arrivata anche nello spazio aereo della Turchia, dove la NATO ha intercettato un missile balistico iraniano penetrato nel territorio turco.

Il passaggio nello Stretto di Hormuz resta il punto più sensibile della crisi. Attraverso questo corridoio marittimo transita circa il 20% del petrolio mondiale. Il presidente Trump ha dichiarato che le navi mercantili dovrebbero “attraversarlo senza esitazioni”, mentre la Marina statunitense si prepara a scortare le petroliere. Il tema è diventato anche terreno di scontro diplomatico. Secondo il Financial Times, alcuni Paesi europei tra cui Francia e Italia avrebbero avviato contatti con Teheran per garantire il passaggio delle loro navi. Tuttavia Presidenza del Consiglio dei Ministri ha smentito l’esistenza di negoziati diretti con l’Iran. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che l’Italia non sta trattando con Teheran e che la linea del governo resta quella della de-escalation e della ricerca di un accordo sul nucleare iraniano.

L’Italia ha ribadito di non partecipare al conflitto. È quanto emerge dalle conclusioni del Consiglio Supremo di Difesa riunito al Quirinale. Nel documento finale viene espressa “preoccupazione per lo scenario di crisi” e per gli effetti destabilizzanti del conflitto in Medio Oriente. Il governo ha inoltre precisato che un eventuale utilizzo delle basi statunitensi presenti in Italia al di fuori degli accordi vigenti dovrà essere sottoposto al Parlamento.

A complicare ulteriormente lo scenario internazionale è la decisione di Trump di sospendere per 30 giorni le sanzioni sul petrolio russo già bloccato in mare. Secondo le stime, si tratterebbe di circa 100 milioni di barili, pari a quasi un giorno di produzione mondiale. La decisione ha provocato le proteste dell’Unione Europea, che ha definito la scelta “sbagliata” perché potrebbe incidere sulla sicurezza energetica europea. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha criticato la misura sostenendo che non favorisce il processo di pace. Di segno opposto la reazione di Russia, che ha accolto con favore la decisione affermando che senza Mosca sarebbe impossibile stabilizzare il mercato energetico globale.

La guerra ha già avuto pesanti conseguenze economiche. Il petrolio è tornato a salire sui mercati: a New York il Wti ha chiuso a 98,95 dollari al barile (+3,36%), mentre il Brent ha superato quota 100 dollari. Nel frattempo le Borse europee hanno bruciato oltre 1.162 miliardi di euro di capitalizzazione nelle due settimane di conflitto, secondo i dati dell’indice STOXX Europe 600.