Rigassificatore, il M5S attacca: “Opera imposta dall’alto, fermeremo questo progetto”
Il consigliere comunale Gregorio Stano ribadisce la netta contrarietà del Movimento 5 Stelle all’impianto GNL da 600 milioni: “Taranto ha già pagato troppo in termini ambientali e sanitari”
Il Movimento 5 Stelle torna a schierarsi contro il progetto del rigassificatore nel Porto di Taranto. A seguito della riapertura della consultazione pubblica annunciata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), il consigliere comunale Gregorio Stano parla di “un segnale allarmante” e ribadisce la “totale e ferma contrarietà” del M5S a un’opera considerata “l’ennesima imposizione calata dall’alto su un territorio già fortemente segnato dalle servitù industriali ed energetiche”.
Nel mirino del consigliere il progetto da 600 milioni di euro proposto dalla società Terminale di rigassificazione GNL Taranto, che prevede la realizzazione di tre grandi serbatoi criogenici e sette vaporizzatori su un’area di circa 20 ettari del molo polisettoriale.
“Si tratta di un impianto con criticità insormontabili sia sul piano tecnico che politico – afferma Stano –. È inaccettabile che si tenti di superare la pianificazione portuale e le attività del terminal container attraverso il principio della ‘sostituibilità delle concessioni’. Taranto non può diventare un territorio a sovranità limitata dove le strategie industriali prevalgono sugli interessi della città e sullo sviluppo commerciale del porto”.
Il M5S evidenzia inoltre i rilievi già avanzati dal Comune di Taranto in materia di sicurezza e impatto ambientale: dai rischi per la popolazione all’impatto sulla fauna marina, fino alle incompatibilità paesaggistiche.
Stano contesta anche la narrazione che collega il rigassificatore alla decarbonizzazione dell’ex Ilva: “La vera transizione ecologica si costruisce investendo in rinnovabili e idrogeno verde, non vincolando il territorio per decenni a una fonte fossile come il gas”.
Secondo il consigliere pentastellato, il progetto trasformerebbe il porto in “una zona ad alto rischio a pochi chilometri dal centro abitato”, sfruttando il tema della sicurezza energetica nazionale come giustificazione per imporre nuove infrastrutture fossili.
Il 16 maggio prenderà il via la nuova fase di consultazione pubblica e il Movimento 5 Stelle annuncia battaglia: “Presenteremo osservazioni puntuali e rigorose contro questo progetto, coinvolgendo cittadini e istituzioni. La nostra idea di futuro per Taranto punta su logistica sostenibile, eolico offshore e turismo, non su nuove cattedrali del fossile che lasciano al territorio solo rischi e vincoli”.


