Decreto Flussi, fino a 6.500 euro per entrare clandestinamente in Italia
Trenta persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare eseguita nella notte dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Taranto, al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dalla Procura della Repubblica di Taranto. I provvedimenti sono stati eseguiti nelle province di Taranto, Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina.
Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere aggravata finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aggravato e continuato in concorso.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il gruppo avrebbe sfruttato il sistema del Decreto Flussi per favorire l’ingresso irregolare in Italia di centinaia di cittadini extracomunitari, prevalentemente provenienti da Pakistan, Bangladesh e India, attraverso false richieste di assunzione presentate sul portale “ALI” del Ministero dell’Interno.
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un Centro di assistenza fiscale (CAF) con sede a Taranto, che avrebbe gestito le pratiche con il coinvolgimento di intermediari e imprenditori ritenuti compiacenti. Gli investigatori contestano un sistema organizzato che avrebbe consentito di ottenere il rilascio dei nulla osta al lavoro e dei successivi visti d’ingresso sulla base di documentazione e richieste ritenute fittizie.
Le indagini dei Carabinieri hanno inoltre accertato che i cittadini stranieri avrebbero versato somme fino a 6.500 euro per ottenere il nulla osta e il visto d’ingresso in Italia, corrispettivo che sarebbe stato richiesto per l’espletamento delle pratiche finalizzate all’ingresso nel Paese.
L’operazione rappresenta l’esito di un’articolata attività investigativa che ha portato all’emissione delle misure cautelari nei confronti dei 30 indagati, residenti in diverse regioni d’Italia.
Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Come previsto dalla legge, le accuse formulate rappresentano l’ipotesi dell’accusa e tutti gli indagati devono ritenersi presunti innocenti fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna.
