False recensioni, allarme a Taranto: “Perdite fino al 30% del fatturato”
Confesercenti-Casaimpresa chiede all’Antitrust regole più severe: identità verificata, prova dell’acquisto e stop ai pacchetti di giudizi costruiti ad arte
Le false recensioni online possono trasformarsi in un danno economico pesantissimo per ristoranti, alberghi e strutture ricettive del territorio tarantino, provocando perdite che possono arrivare fino al 30 per cento del fatturato.
A lanciare l’allarme è Francesca Intermite, presidente di Confesercenti-Casaimpresa Taranto, che sollecita una modifica urgente delle linee guida dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato in materia di reputazione digitale.
Recensioni costruite ad arte, campagne denigratorie e giudizi pubblicati attraverso profili falsi possono infatti condizionare per mesi le scelte dei clienti, compromettendo l’immagine e la credibilità di un’attività. Un fenomeno particolarmente pericoloso per un territorio come quello ionico, che sta puntando sulla crescita dei flussi turistici e ha bisogno di promozione e fiducia, non di una cattiva pubblicità alimentata da contenuti falsi o non verificabili.
Una valutazione negativa, soprattutto quando diventa virale o viene inserita all’interno di una campagna organizzata, può allontanare centinaia di potenziali clienti e mettere in difficoltà anche imprese sane, costruite con anni di lavoro e investimenti.
Per questo Confesercenti, insieme alle altre associazioni rappresentative del comparto, ha presentato una segnalazione formale all’Antitrust, chiedendo l’introduzione di regole più severe e maggiori strumenti di tutela per gli operatori economici.
Tra le proposte avanzate figurano la verifica dell’identità di chi pubblica una recensione, la dimostrazione di avere realmente acquistato un prodotto o usufruito del servizio e l’obbligo di inserire il giudizio entro trenta giorni dall’esperienza.
Le associazioni chiedono inoltre che le valutazioni siano sempre motivate, in modo da consentire alle imprese di comprendere le contestazioni e di esercitare concretamente il proprio diritto di replica. Sollecitato anche il divieto assoluto di compravendita dei cosiddetti pacchetti di recensioni, utilizzati per migliorare artificialmente la reputazione di un’attività o per danneggiare quella di un concorrente.
Secondo Intermite, la trasparenza digitale non riguarda più soltanto l’immagine di un’azienda. Una recensione falsa può incidere sulle prenotazioni, sugli incassi e sui livelli occupazionali, fino a mettere a rischio la stessa sopravvivenza economica dell’impresa.
La richiesta è quindi quella di intervenire rapidamente, garantendo recensioni autentiche, verificabili e legate a esperienze realmente vissute. Perché la libertà di giudizio deve essere tutelata, ma non può trasformarsi in uno strumento di ricatto, concorrenza sleale o distruzione della reputazione altrui.
