Morti sul lavoro, Taranto è la terza provincia italiana per rischio
Taranto resta tra i territori italiani dove lavorare significa esporsi a un rischio di mortalità particolarmente elevato. Nei primi sei mesi del 2026 sono state sei le vittime registrate in provincia in occasione di lavoro, un dato che porta l’indice di incidenza a 42,4 decessi ogni milione di occupati. Un valore che colloca il territorio ionico al terzo posto nella graduatoria nazionale per rischio di morte sul lavoro e che risulta quasi tre volte superiore alla media italiana, ferma a 14,5.
È questo uno degli elementi più preoccupanti che emergono dall’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, elaborato sulla base dei dati INAIL. La graduatoria non considera soltanto il numero assoluto delle vittime, ma rapporta gli incidenti mortali al numero degli occupati, restituendo così una fotografia più precisa del livello di rischio nei diversi territori.
Per Taranto, dunque, il dato delle sei vittime assume un peso particolarmente significativo. La provincia si trova infatti in una posizione molto più critica rispetto a gran parte del Paese, confermandosi tra le aree dove il tema della sicurezza sul lavoro continua a rappresentare una vera emergenza.
Il quadro provinciale pugliese mostra inoltre una situazione disomogenea. Dopo Taranto, il valore più elevato si registra a Foggia, nona nella classifica nazionale, con sei vittime e un indice di incidenza di 30,8. Seguono Barletta-Andria-Trani, al 37° posto con due decessi e un indice di 17,8, Brindisi al 42° con due vittime e un indice di 15,5 e Bari al 43° posto con sette decessi e un’incidenza di 15,3. Più distante Lecce, che registra un solo caso mortale e un indice di 3,8.
Il dato di Taranto si inserisce in un quadro regionale che resta complessivamente critico. La Puglia è infatti classificata in zona rossa dall’Osservatorio, con 24 morti in occasione di lavoro nei primi sei mesi del 2026 e un indice di 18,5 decessi ogni milione di occupati, contro i 14,5 della media nazionale. La zona rossa comprende le regioni con un’incidenza superiore al 125% della media italiana.
A livello nazionale, nei primi sei mesi dell’anno sono state 482 le vittime complessive, considerando sia gli incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa sia quelli in itinere. Le morti in occasione di lavoro sono state 350, dodici in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i decessi in itinere sono stati 132.
Una diminuzione che, però, non basta a ridimensionare l’allarme. Secondo Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, il calo delle vittime prosegue ma il miglioramento registrato nei primi mesi dell’anno sta progressivamente rallentando. Da qui la necessità di rafforzare prevenzione, controlli e formazione.
Particolarmente esposte risultano alcune categorie di lavoratori. Gli ultrasessantacinquenni presentano l’indice di mortalità più alto, pari a 45 decessi ogni milione di occupati. Tra i lavoratori stranieri l’incidenza raggiunge invece quota 37,1, contro l’11,8 registrato tra gli italiani.
Anche sul fronte degli infortuni il quadro resta delicato. Al 30 giugno 2026 le denunce complessive in Italia hanno raggiunto quota 315.452, con un aumento del 5,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra i settori maggiormente coinvolti continuano a figurare costruzioni, trasporto e magazzinaggio e attività manifatturiere.
