Taranto, l’allarme dei lavoratori alla vigilia dei Giochi del Mediterraneo: «Serve una svolta per salute, ambiente e lavoro»
TARANTO, 19 agosto 2026 – Alla vigilia dell’apertura dei Giochi del Mediterraneo, che dal 21 agosto porteranno Taranto sotto i riflettori internazionali, i rappresentanti dei lavoratori dell’ex Ilva rilanciano il grido d’allarme sulla crisi industriale e sociale che da anni attraversa il territorio.
La manifestazione sportiva, presentata come una grande occasione di cooperazione tra i popoli del Mediterraneo e una vetrina per il Mezzogiorno, arriva in una città che continua a fare i conti con una delle vertenze industriali più complesse d’Italia. Al centro della questione restano il futuro dello stabilimento siderurgico, la tutela dell’ambiente e della salute e la salvaguardia di migliaia di posti di lavoro.
Nel documento sottoscritto dalle RSU di ADI in amministrazione straordinaria, appalto e Ilva in amministrazione straordinaria, insieme alle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Usb, viene ripercorsa la lunga crisi iniziata il 26 luglio 2012, quando la Procura di Taranto dispose il sequestro senza facoltà d’uso dell’area a caldo dello stabilimento.
Da allora, sostengono i rappresentanti dei lavoratori, si sono susseguiti decreti e interventi legislativi d’urgenza senza arrivare a una soluzione definitiva. Il punto centrale della critica riguarda la mancata trasformazione del ciclo produttivo, rimasto legato al carbone, e l’assenza di un processo di diversificazione economica capace di ridurre la dipendenza del territorio dalla siderurgia.
Secondo i sindacati, in questi quattordici anni sono mancati interventi strutturali in grado di conciliare realmente il diritto alla salute, la tutela ambientale e il diritto al lavoro. Una contrapposizione che, secondo i firmatari, avrebbe dovuto essere superata attraverso una politica industriale orientata alla decarbonizzazione e alla costruzione di nuove opportunità produttive.
Nel documento viene ricordato anche il ruolo dei lavoratori nelle diverse fasi della vertenza. Gli scioperi e le mobilitazioni, spiegano i rappresentanti sindacali, non sarebbero stati finalizzati alla difesa dell’attuale modello produttivo a carbone, ma alla salvaguardia del sito industriale e alla sua trasformazione attraverso le migliori tecnologie disponibili.
Ora, però, la situazione rischia di entrare in una fase ancora più delicata. I rappresentanti dei lavoratori richiamano il decreto della Corte d’Appello di Milano che, a seguito della decisione notificata alla gestione commissariale il 27 luglio 2026, prevede la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni.
Una prospettiva che, secondo i sindacati, potrebbe avere conseguenze pesantissime sull’occupazione e sull’intero sistema economico locale. Nel documento si parla del rischio di una «bomba sociale senza precedenti», con oltre 20mila lavoratori – tra dipendenti diretti, Ilva in amministrazione straordinaria e aziende dell’appalto – potenzialmente coinvolti dalla crisi.
I rappresentanti sindacali ribadiscono, tuttavia, di non voler mettere in discussione le decisioni della magistratura. La loro posizione, sottolineano, è rivolta soprattutto alla politica e alla responsabilità delle istituzioni, accusate di non aver individuato in tempo soluzioni capaci di evitare l’attuale emergenza.
La richiesta è quindi quella di un intervento straordinario che tenga insieme ambiente, occupazione e produzione. La piattaforma elaborata nelle assemblee con i lavoratori prevede un ruolo pubblico a garanzia del processo di decarbonizzazione e delle bonifiche, insieme a misure straordinarie per tutelare i lavoratori e scongiurare licenziamenti collettivi.
Nel giorno in cui Taranto si prepara ad accogliere migliaia di atleti e visitatori per i Giochi del Mediterraneo, il documento guarda dunque anche al futuro della città oltre la grande manifestazione sportiva. L’obiettivo indicato è quello di trasformare una crisi ormai strutturale in un percorso di rilancio, superando la storica contrapposizione tra lavoro, salute e ambiente.
Per questo i rappresentanti dei lavoratori si rivolgono direttamente al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiedendo di essere ricevuti e ascoltati. L’appello è affinché il Capo dello Stato, nel rispetto delle proprie prerogative costituzionali, possa contribuire a sensibilizzare il Governo e tutte le istituzioni coinvolte sulla necessità di affrontare con urgenza la vertenza.
«Taranto – sostengono i lavoratori – ha bisogno di ritrovare un cammino di comunità». Una richiesta che arriva in un momento simbolicamente importante: mentre la città si appresta a mostrarsi al Mediterraneo attraverso lo sport, resta aperta la partita più difficile, quella sul suo futuro industriale, ambientale e occupazionale.


