Mercoledì, 07 Ottobre 2026

Ex iLva, una proposta da Arvedi?

Nel momento più delicato della lunga e travagliata storia dell’ex Ilva, mentre sullo stabilimento di Taranto continua a pesare il rischio di uno spegnimento degli impianti e il futuro occupazionale dei lavoratori resta appeso a una vertenza industriale che sembra non trovare una soluzione, arriva dalla Lombardia un segnale concreto di solidarietà.

A muoversi è un lavoratore tarantino che da anni vive e lavora a Cremona e che ha deciso di tendere una mano ai suoi concittadini in difficoltà.

La vicenda è stata resa pubblica dall’ex deputato tarantino del M5S, Gianpaolo Cassese, che ha raccontato sui propri canali social l’iniziativa di Luigi Ferrara, operaio originario di Taranto con un passato nello stabilimento siderurgico ionico e da oltre quindici anni dipendente dell’acciaieria Arvedi di Cremona.

Ferrara, conoscendo direttamente le difficoltà che stanno attraversando migliaia di famiglie tarantine, ha deciso di rivolgersi al presidente del gruppo, il cavalier Giovanni Arvedi, per capire se fosse possibile aprire una porta ai lavoratori dell’ex Ilva disponibili a trasferirsi in Lombardia.

Da questo confronto sarebbe arrivata una prima disponibilità concreta: alcune possibilità di assunzione a Cremona sarebbero infatti già state garantite a lavoratori dello stabilimento tarantino pronti a cambiare città e ricominciare il proprio percorso professionale altrove. Ferrara ha dato il proprio consenso alla diffusione della notizia e si è messo a disposizione come riferimento per quanti volessero approfondire l’opportunità. Il suo contatto, come spiegato da Cassese, potrà essere richiesto direttamente all’ex parlamentare attraverso un messaggio privato.

È lo stesso Cassese a sottolineare come questa disponibilità non possa certamente rappresentare la soluzione alla crisi occupazionale dell’ex Ilva, ma costituisca comunque un gesto significativo in un momento nel quale, a fronte di molte dichiarazioni e altrettanti annunci, le risposte concrete sembrano ancora insufficienti. La vicenda di Cremona arriva peraltro in una fase estremamente delicata per il futuro dello stabilimento di Taranto.