28MILA LAVORATORI AGRICOLI VERSO LO SCIOPERO IN PROVINCIA DI TARANTO

Venerdì 15 giugno scioperano anche i 28mila lavoratori agricoli della provincia di Taranto. La giornata di astensione proclamata da UilaUil, FaiCisl e FlaiCgil

Parte la protesta dei braccianti senza contratto da dicembre

Antonio Trenta, Lucia La Penna e Antonio La Fortuna hanno indetto un sit in davanti al Palazzo del Governo. Chiederanno udienza al prefetto di Taranto Donato Cafagna

Scioperano anche a Taranto i lavoratori agricoli. Incroceranno le braccia venerdì 15 giugno per protestare contro il mancato accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro.
La giornata di astensione è stata indetta in tutt’Italia dalle segreterie nazionali di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil. A Taranto ci sarà un sit-in nei pressi della Prefettura, in via Anfiteatro, dalle 9:30 alle 12.
I segretari generali territoriali di Flai, Fai e Uila, rispettivamente Lucia La Penna, Antonio La Fortuna ed Antonio Trenta, chiederanno di essere ricevuti dal prefetto di Taranto, Donato Cafagna, per poter esprimere le ragioni della protesta.
La trattativa sindacale sul rinnovo del nuovo contratto, nel corso della plenaria, nella notte tra il 23 e il 24 maggio, è stata infatti interrotta perché le parti datoriali, dopo 5 mesi di confronto in sede tecnica, non hanno accolto gran parte delle richieste contenute nella piattaforma unitaria.
Il contratto degli operai agricoli e florovivaisti, è scaduto lo scorso 31 dicembre ed interessa oltre un milione di lavoratori. Solo in provincia di Taranto se ne contano 28 mila. Per loro i sindacati hanno predisposto una piattaforma unitaria presentata lo scorso 12 dicembre 2017. Le controparti però respingono punti essenziali di questo accordo, quali la possibilità delle organizzazioni sindacali di richiedere riunioni in azienda.
“Al contrario – dicono La Penna, La Fortuna e Trenta – le controparti pretendono l’introduzione di un salario minimo a livello nazionale, che non tiene conto della struttura retributiva esistente nel settore e che affida la titolarità della definizione dei salari contrattuali alla contrattazione provinciale. E ritengono di poter eliminare il vincolo previsto per l’orario giornaliero di lavoro pari a 6 ore e 30, che tutt’oggi rappresenta l’unico baluardo rimasto ad istituzioni, Inps e sindacato per combattere l’elusione e l’evasione retributiva e contributiva. Inoltre sulla nostra disponibilità a definire una particolare regolamentazione per le aziende plurilocalizzate, non abbiamo ricevuto il giusto apprezzamento. E relativamente alla richiesta dell’aumento di salario del 4 per cento per il biennio economico di competenza del Ccnl, non ci è stata fornita alcuna risposta che potesse consentirci di aprire un confronto. Ma la cosa più grave è che le nostre richieste in piattaforma sulla legge 199 del 2016 contro lo sfruttamento ed il caporalato hanno incontrato la totale chiusura ad impegnarsi nell’attivazione delle sezioni territoriali della rete del lavoro agricolo di qualità e della possibilità che gli Ebat, gli enti bilaterali, si convenzionino con essa”.
I sindacati si dicono fortemente preoccupati rispetto alla chiusura nei confronti di una legge che è stata da tutti accolta come un importante passo avanti nella lotta contro lo sfruttamento e il lavoro illegale in agricoltura. Preoccupazione che aumenta in vista dell’avvicinarsi delle campagne di raccolta.

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