Pagni: “Abbiamo giocato ad una porta. Dobbiamo diventare squadra”
Un pareggio che pesa come una sconfitta, una protesta annunciata e un faccia a faccia diretto con la tifoseria. Si è chiuso così il pomeriggio grigio di fine dicembre del Taranto, fermato sull’1-1 dalla Nuova Spinazzola. Al termine della gara a metterci la faccia è stato il direttore sportivo rossoblù Danilo Pagni, protagonista di un intervento lungo, diretto e senza filtri.
Interpellato su una prima valutazione della partita e sul clima che si respira attorno alla squadra, Pagni parte dall’analisi del campo e non usa mezzi termini:
«Dal punto di vista del gioco meritavamo la vittoria. Il problema è che non siamo stati abbastanza furbi e smaliziati nel portare a casa una partita in cui abbiamo praticamente concesso mezzo tiro in porta. Abbiamo subito un gol, ma questo non cancella il fatto che dovevamo vincere. Abbiamo fatto la gara, giocato sempre nella loro metà campo, ma ci sono mancati malizia e cinismo. Ne prendiamo atto: siamo delusi, la società è arrabbiata, ma non abbiamo alternative. Bisogna lottare e andare avanti».
Il direttore sportivo chiarisce poi il significato del confronto avvenuto a caldo con alcuni rappresentanti della tifoseria:
«È stato un confronto molto positivo, sereno e civile, alla presenza della questura. Sono andato io insieme a quattro o cinque calciatori. È stato un dialogo costruttivo, ma adesso dobbiamo concentrarci su un’unica cosa: vincere e dimostrare di essere all’altezza».
Sulle voci legate ai numerosi cambiamenti nella rosa, Pagni ridimensiona il tema:
«Non credo sia questo il nodo. Rizzo sta facendo molto bene, Zampa oggi ha disputato un’ottima gara. Trombino e Aguilera si sono alternati e Trombino aveva già fatto una grande partita a Gallipoli. Il campionato è andato avanti, molte squadre ora sono rodate e non si possono fare paragoni con l’inizio. Ma se domini una partita, addirittura in superiorità numerica, e non riesci a vincerla, allora significa che manca furbizia».
Quando si entra nel merito delle difficoltà mentali e della scarsa concretezza sotto porta, Pagni va dritto al punto:
«Se non vinci, il problema è soprattutto nella testa e nel gruppo. È chiaro: non siamo abbastanza cattivi nel momento decisivo, non riusciamo a colpire quando serve. Anche mettendo l’avversario alle corde, manca la stoccata. Con gli investimenti fatti e la concorrenza che c’è, devi saper dare il colpo».
Su come uscire da questa fase complicata, il ds non cerca alibi:
«Serve l’episodio, serve una vittoria che sblocchi tutto, ma in campo ci vanno i calciatori. Facciamo tanti cross, tanti corner, ma poi sbagliamo tecnicamente o ci facciamo male da soli. Il gol subito oggi è assurdo, come quello preso a Bisceglie su palla inattiva. Quando vai sotto, rimetterla in piedi diventa complicato. Non è facile, ma dobbiamo lavorare e cambiare marcia».
Pagni conferma la fiducia nell’allenatore e non esclude nuovi innesti, ma ribadisce quale sia la vera priorità:
«Se ci sarà l’occasione, potremo intervenire su un portiere o su un difensore, ma prima di tutto bisogna diventare squadra. Non mi servono dieci occasioni: me ne bastano tre, se una la butti dentro. Serve compattezza, cinismo, quella cattiveria positiva che ti fa fare branco, subire poco e chiudere le partite».
In chiusura, un’ultima battuta sul rapporto con i tifosi:
«Hanno detto cose giuste, ci hanno chiesto se ci sono problemi, ma problemi veri non ce ne sono. Quando non vinci, tutto sembra grigio. Non esiste lo spogliatoio perfetto. Il nostro difetto è uno solo: ogni tanto ci facciamo male da soli e non chiudiamo le partite. Ed è lì che dobbiamo crescere».


