Danucci: “Ad Ugento per vincere nonostante l’emergenza”
(di Cosimo Lenti) Alla vigilia della trasferta di Ugento, in un momento della stagione in cui il calendario non concede respiro e obbliga a tornare subito in campo dopo l’impegno infrasettimanale, Ciro Danucci ha fatto il punto sulla situazione del Taranto.
Il tecnico rossoblù si aspetta una partita tutt’altro che semplice e pretende una reazione immediata: “Dopo la gara di giovedì è normale che domani dobbiamo andare a Ugento per fare una grande prestazione e provare a portare a casa i tre punti. Affrontiamo una squadra con elementi di qualità, che in casa ha sempre offerto buone prove. Ha perso solo nel finale contro il Brindisi e ha pareggiato con l’Unione Bisceglie, quindi arriva da risultati comunque positivi. Noi veniamo da una partita particolare: dovremo recuperare soprattutto energie mentali, oltre a quelle fisiche. Qualche problema c’è, ma dovremo adattarci. L’obiettivo è uno solo: vincere”.
Danucci ha spiegato il motivo della sua cautela comunicativa nei giorni precedenti, sottolineando l’emergenza vissuta dal gruppo: “Giovedì non ritenevo corretto fornire troppe informazioni sullo stato di salute della squadra, anche per non dare vantaggi agli avversari. Se guardiamo la distinta di giovedì, avevamo cinque juniores. Trombino, Labianca e Hadziosmanovic sono completamente fermi per problemi muscolari, Derosa sarà squalificato. Nella gara precedente mancavano Marino e Magalhaes, quindi già due assenze pesanti. Delvino si era allenato appena due giorni ed è stato disponibile solo per una questione numerica. Incerti aveva lavorato pochissimo, Zampa era reduce dalla febbre, Loiodice aveva nelle gambe appena due allenamenti. Aguilera era rientrato da poco e aveva giocato solo venti minuti nella gara precedente, Losavio non era al meglio per un fastidio al pube, e altri avevano problemi alle caviglie. Eravamo davvero in grande difficoltà“.
Nonostante ciò, l’allenatore ha difeso le scelte fatte e il comportamento della squadra in campo: “Abbiamo preparato la partita con gli uomini che avevamo a disposizione e ai ragazzi non posso rimproverare nulla. Certo, si poteva fare qualcosa in più, ma al di là dell’episodio del gol il Bisceglie non ci ha creato grandi problemi. Stavamo gestendo bene la gara, pur senza ricambi e senza energie fresche. Ho scelto Incerti dall’inizio sapendo di poter contare su Zampa in corso d’opera, ho rischiato Delvino per le sue caratteristiche e perché all’andata aveva contenuto bene Lopez. Difensivamente, prima del gol, avevamo concesso pochissimo. Il dato di fatto è che siamo arrivati a quella partita in condizioni fisiche molto precarie“.
Sul tema degli infortuni, Danucci ha mantenuto un approccio prudente ma sincero: “Siamo i primi a interrogarci sulle cause. Mi sono informato su quanto fatto prima del mio arrivo, ma non voglio entrare in ambiti che non mi competono. È chiaro che il numero elevato di partite e il sovraccarico possono incidere, così come il campo di San Giorgio Ionico che, con pioggia e freddo, diventa scivoloso. Molti giocatori soffrono a livello di adduttori e pube e questo tipo di terreno può influire. Anche la mancanza di una base atletica estiva solida può pesare: senza quella “benzina”, gli impegni ravvicinati si fanno sentire. Ora però pensiamo solo a recuperare più giocatori possibile: più alternative abbiamo, più aumentano le possibilità di vincere“.
Guardando alla classifica e agli obiettivi stagionali, il tecnico non ha dubbi: “Da qui alla fine dobbiamo fare più punti possibili, indipendentemente dall’avversario. Dobbiamo recuperare terreno su chi ci sta davanti e centrare almeno i play-off, che rappresentano l’obiettivo minimo. Con la squadra al completo, sono convinto che possiamo giocarcela con chiunque“.
Chiarendo le dichiarazioni post-gara sulla personalità, Danucci ha precisato: “Non parlavo di una mancanza generale, ma di alcuni momenti specifici della partita contro il Bisceglie. Nel primo tempo abbiamo fatto molto bene e l’unica vera occasione l’abbiamo avuta noi. Nel secondo tempo mi riferivo alla gestione di certe situazioni: tenere palla, evitare lanci inutili, muoversi in modo più compatto. Spesso si pensa che buttare via il pallone riduca i rischi, ma non è così. Mi aspettavo che i giocatori più tecnici riuscissero a gestire meglio quei frangenti“.
Infine, sulla leadership e sul rischio di contraccolpi psicologici, il messaggio è stato chiaro: “Esistono tanti modi di essere capitano. C’è chi trascina con l’esempio e chi lo fa con il carisma, anche senza fascia. Questa squadra ha diversi leader e ognuno deve essere capitano di se stesso. Non credo ai singoli salvatori: da questa situazione si esce solo tutti insieme, con il lavoro e con il gruppo. Indossare una maglia come quella del Taranto non permette cali di motivazione. Veniamo da una sconfitta pesante, ma mi aspetto orgoglio, attaccamento e voglia di rivalsa. Sarà dura per chiunque affrontare il Taranto. Io ho fame di riscatto e spero che i miei ragazzi abbiano la stessa determinazione fino all’ultimo minuto dell’ultima partita“.


