Ex Ilva, Urso: “Sentenza Tribunale Milano cambia tutto”. Chiusura trattative in tre settimane
Il percorso per la cessione dell’ex Ilva si complica ulteriormente dopo la recente decisione del Tribunale di Milano. A fare il punto è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, intervenendo al question time alla Camera.
Secondo il ministro, l’andamento delle trattative è stato “resa ovviamente molto più complicata dalla sentenza del tribunale di Milano”, ma il Governo ha comunque dato mandato ai commissari straordinari di provare a chiudere, ove possibile, entro tre settimane. Urso ha chiarito che fin dall’inizio l’esecutivo ha posto tre condizioni precise per procedere verso un eventuale accordo:
la sostenibilità del piano industriale, ritenuta imprescindibile per garantire continuità produttiva e occupazionale; la disponibilità immediata delle aree non più necessarie alla produzione siderurgica, così da poterle destinare a nuove iniziative industriali; una partnership con soggetti industriali del settore siderurgico, considerata fondamentale per assicurare solidità e prospettive di rilancio. Si tratta, ha lasciato intendere il ministro, di paletti non negoziabili, necessari per assicurare un futuro credibile al polo siderurgico.
Il vero punto di svolta resta però la sentenza del Tribunale di Milano, che – secondo quanto riportato – inibisce l’utilizzo degli altoforni a partire dal mese di agosto. Urso ha spiegato che, stando a quanto riferito dal titolare del fondo Flacks ai commissari (e riportato anche dalla stampa), eventuali ulteriori iniziative e impegni restano subordinati a una valutazione approfondita delle implicazioni derivanti proprio dal decreto del Tribunale.
La decisione dei giudici, ha sottolineato il ministro, “cambia tutto”. Non solo perché non è ancora chiaro se e in che modo sarà possibile adeguare l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) alle nuove condizioni imposte per evitare la chiusura dell’area a caldo, ma anche – e soprattutto – perché la sentenza rende di fatto impossibile erogare le risorse previste dal prestito-ponte.
Il blocco dell’area a caldo e l’incertezza normativa mettono quindi in discussione l’intera architettura finanziaria dell’operazione. Senza la possibilità di erogare il prestito-ponte, diventa più difficile garantire la continuità aziendale nel periodo transitorio e consolidare un eventuale accordo con nuovi partner industriali.
Le prossime tre settimane saranno dunque decisive per capire se esistono ancora margini per chiudere la trattativa o se la sentenza del Tribunale di Milano segnerà una svolta radicale nel destino dell’ex Ilva.


