Medio Oriente, Trump: “La guerra è quasi finita”, ma la tensione resta alta
La crisi in Medio Oriente continua ad allargarsi. La Nato ha intercettato e abbattuto un missile iraniano entrato nello spazio aereo della Turchia. L’ordigno è stato neutralizzato dalle difese dell’Alleanza nel Mediterraneo orientale, ma alcuni frammenti sono caduti nella città di Gaziantep, nel sud-est del Paese. Ankara ha convocato l’ambasciatore iraniano e ha avvertito che adotterà tutte le misure necessarie per difendere il proprio territorio.
Sul piano politico è atteso il primo discorso della nuova Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, succeduto al padre Ali. Il presidente russo Vladimir Putin si è congratulato con lui definendo la Russia un partner affidabile di Teheran, mentre l’Unione europea si dice pronta a favorire il ritorno ai negoziati.
Gli Stati Uniti rivendicano intanto i risultati delle operazioni militari. Nei primi dieci giorni di guerra sarebbero stati colpiti oltre 5.000 obiettivi iraniani, tra cui sistemi di difesa, siti missilistici e più di 50 navi. Il presidente Donald Trump difende l’intervento insieme a Israele, sostenendo che fosse necessario per prevenire una minaccia diretta. “Se non avessimo colpito l’Iran avrebbe preso il controllo del Medio Oriente”, ha dichiarato, accusando Teheran di voler attaccare gli Stati Uniti e distruggere Israele. Secondo Trump Washington è ormai vicina agli obiettivi militari e la guerra “finirà presto”.
Il presidente americano ha però avvertito che gli Stati Uniti potrebbero intensificare la pressione e ha lanciato un messaggio politico a Teheran, auspicando un cambiamento alla guida del Paese: “Devono avere un leader in grado di agire per la pace”. Trump ha inoltre espresso delusione per la nomina di Mojtaba Khamenei.
La guerra sta avendo ripercussioni anche sui mercati energetici. Il traffico nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il petrolio mondiale, è fortemente rallentato: secondo i sistemi di monitoraggio marittimo oggi risultano ferme 157 navi, di cui 98 petroliere, e nelle ultime 24 ore ne sono transitate appena due contro una media giornaliera di circa sessanta. Washington valuta misure per garantire la sicurezza delle rotte energetiche e Trump ha avvertito che, se l’Iran tenterà di bloccare le forniture di greggio, gli Stati Uniti reagiranno “in maniera molto più dura”, arrivando anche a scortare le navi nello stretto.
L’Italia invita alla prudenza e alla de-escalation. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso solidarietà alla Turchia ma ha escluso, per ora, le condizioni per l’attivazione dell’articolo 5 della Nato, che prevede la difesa collettiva in caso di attacco a uno Stato membro. “Non siamo in guerra con nessuno e non intendiamo andarci”, ha dichiarato, ribadendo la necessità di mantenere aperto il dialogo diplomatico.
Sul fronte diplomatico, il Libano si dice disposto ad avviare negoziati diretti con Israele per una pace stabile. Il presidente francese Emmanuel Macron ha intanto avvertito che un eventuale attacco a Cipro sarebbe considerato un attacco a tutta l’Europa.
Ma c’è anche un risvolto umano e politico nello sport. Cinque calciatrici della nazionale femminile iraniana, impegnata in Australia nella Coppa d’Asia, hanno chiesto asilo temendo ritorsioni al rientro in patria dopo aver manifestato solidarietà alle proteste contro il regime. Canberra ha confermato la concessione della protezione. La vicenda è diventata anche un caso internazionale, con Trump che ha invitato l’Australia a garantire loro asilo.
Il conflitto continua però a provocare vittime civili. In Libano è stato ucciso in un bombardamento un sacerdote maronita, mentre secondo Save the Children quasi 300 bambini sono morti dall’inizio dell’escalation. Papa Leone XIV ha espresso dolore per tutte le vittime e ha lanciato un nuovo appello per la cessazione delle ostilità.


