Giovedì, 12 Marzo 2026

Crisi nel Golfo, escalation continua: attacchi nello Stretto di Hormuz. Colpita base italiana nel Kurdistan iracheno

Il conflitto in Medio Oriente si intensifica con nuovi attacchi nello Stretto di Hormuz, snodo chiave per il commercio mondiale di petrolio. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno colpito alcune navi mercantili, tra cui una portacontainer liberiana e una portarinfuse thailandese. Su quest’ultima è divampato un incendio e parte dell’equipaggio è stata trasferita in Oman. Secondo fonti marittime internazionali dall’inizio della guerra si sono registrati numerosi episodi simili nelle acque della regione.

Teheran ha ribadito che lo stretto è sotto il controllo delle proprie forze navali e ha avvertito che qualsiasi nave legata a Stati Uniti o Israele potrebbe essere presa di mira. L’Iran ha anche minacciato conseguenze pesanti sul mercato energetico globale, prospettando un possibile aumento del prezzo del petrolio fino a 200 dollari al barile.

Washington ha reagito annunciando la possibilità di colpire porti iraniani utilizzati per operazioni militari, sostenendo che alcune strutture civili sarebbero impiegate per attività navali ostili. Il Comando centrale americano afferma inoltre di aver neutralizzato diverse unità iraniane destinate alla posa di mine. Secondo alcune fonti l’Iran avrebbe già collocato ordigni nello stretto, anche se la Casa Bianca ridimensiona il pericolo.

Nel frattempo gli attacchi si estendono a tutta l’area: missili e droni iraniani sono stati lanciati contro obiettivi militari e infrastrutture energetiche nei Paesi del Golfo, mentre l’aviazione israeliana continua i bombardamenti su obiettivi in Iran e contro strutture di Hezbollah in Libano.

In questo contesto di crescente instabilità un missile ha colpito la base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha riferito che non ci sono state vittime né feriti tra i militari italiani, messi tempestivamente al riparo nei bunker. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha condannato l’attacco esprimendo solidarietà al contingente.

In Libano i bombardamenti israeliani hanno causato nuove vittime, mentre centinaia di migliaia di persone risultano sfollate. Nel Golfo si sono verificati anche incidenti marittimi con incendi a bordo di petroliere al largo dell’Iraq.

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha approvato una risoluzione di condanna per gli attacchi iraniani contro diversi Paesi del Golfo. Il presidente francese Emmanuel Macron, al termine di una riunione con i leader del G7, ha avvertito che le capacità militari dell’Iran restano significative e ha sottolineato la necessità di garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Il presidente americano Donald Trump, invece, sostiene che la campagna militare stia raggiungendo gli obiettivi previsti e ha annunciato l’utilizzo delle riserve strategiche di petrolio per contenere i rincari energetici.

Secondo le autorità iraniane, dall’inizio del conflitto sarebbero stati uccisi oltre 1.300 civili. Intanto la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei, succeduta al padre Ali Khamenei dopo i primi bombardamenti, non è ancora apparsa in pubblico e sarebbe rimasta ferita negli attacchi iniziali.

La premier Giorgia Meloni, intervenendo in Parlamento, ha definito la crisi tra le più delicate degli ultimi anni e ha ribadito che l’Italia non intende partecipare al conflitto, pur seguendo con attenzione l’evoluzione della situazione e preparando misure contro eventuali speculazioni sui prezzi dell’energia.