Domenica, 15 Marzo 2026

Medio Oriente: raid Usa sull’isola iraniana di Kharg, Teheran risponde con missili su Israele

Gli Stati Uniti hanno colpito la strategica isola iraniana di Kharg, uno dei principali snodi energetici del Paese da cui transita circa il 90% delle esportazioni di petrolio della Repubblica islamica.

Secondo il Comando centrale statunitense, l’operazione ha preso di mira esclusivamente obiettivi militari: oltre 90 strutture sarebbero state distrutte, tra cui bunker missilistici, depositi di mine navali e altre installazioni militari. Le infrastrutture petrolifere dell’isola, considerate vitali per l’economia iraniana, non sarebbero state colpite. Kharg ha infatti una capacità di carico di circa 7 milioni di barili di greggio al giorno e rappresenta un nodo cruciale per le esportazioni energetiche di Teheran.

Fonti iraniane, tuttavia, sostengono che il terminal petrolifero dell’isola resti pienamente operativo e che le esportazioni di greggio proseguano senza interruzioni. Secondo i media di Teheran, sull’isola sarebbero state registrate diverse esplosioni e colonne di fumo, ma senza danni alle infrastrutture energetiche né vittime.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivendicato il successo dell’operazione affermando sul suo social Truth che «l’Iran è completamente sconfitto, militarmente ed economicamente, e ora vuole un accordo che io non accetterò». Il leader americano ha anche invitato diversi Paesi – tra cui Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud e Regno Unito – a inviare navi da guerra nella regione per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più strategici per il commercio mondiale di petrolio.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Teheran ha ribadito di mantenere il controllo dello Stretto di Hormuz, precisando che il passaggio resta aperto per le navi neutrali ma potrebbe essere chiuso ai “nemici e ai loro alleati”. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha invitato i Paesi della regione a espellere le forze statunitensi dal Medio Oriente, accusando Washington di alimentare l’instabilità.

Nel frattempo le forze armate iraniane hanno minacciato di colpire i porti degli Emirati Arabi Uniti, accusati di ospitare basi militari statunitensi da cui sarebbero partiti attacchi contro l’Iran. In un comunicato, il comando militare iraniano ha invitato i civili che vivono nelle aree portuali degli Emirati ad evacuare per evitare di essere coinvolti in eventuali attacchi.

Il conflitto si riflette anche sul fronte israeliano. Teheran afferma di aver lanciato circa 30 missili balistici verso Israele nell’ambito di una nuova ondata dell’operazione di risposta agli attacchi statunitensi e israeliani. Secondo i pasdaran, i missili avrebbero colpito diversi obiettivi strategici, mentre a Tel Aviv sono state udite forti esplosioni dopo l’attivazione delle sirene d’allarme per nuovi lanci provenienti dall’Iran.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato che il confronto con Teheran «sta entrando nella fase decisiva», sottolineando che le operazioni militari proseguiranno finché sarà necessario.

La tensione resta altissima anche sul fronte libanese. Israele continua i raid contro le postazioni di Hezbollah nel sud del Libano e starebbe valutando una vasta operazione terrestre nell’area fino al fiume Litani, con l’obiettivo di smantellare l’infrastruttura militare del movimento sciita. Secondo diverse fonti internazionali, si tratterebbe della più grande operazione terrestre israeliana in Libano dal 2006.

Parallelamente si muove anche la diplomazia. Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato Israele ad accettare la proposta del governo libanese di avviare colloqui diretti e si è detto pronto a ospitare negoziati a Parigi per evitare che il Libano precipiti nel caos. I rappresentanti israeliani e libanesi potrebbero incontrarsi nei prossimi giorni, con possibili sedi dei colloqui a Cipro o nella stessa capitale francese. I negoziati vedrebbero anche il coinvolgimento degli Stati Uniti.

Sul fronte interno iraniano proseguono intanto le operazioni di sicurezza. Le autorità hanno arrestato decine di persone accusate di spionaggio o di aver collaborato con oppositori del regime. Sarebbero stati fermati 54 sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià di Persia e figura di riferimento dell’opposizione in esilio, mentre altre persone sarebbero state accusate di aver raccolto informazioni su siti sensibili per conto di Israele e degli Stati Uniti.