Venerdì, 20 Marzo 2026

Crisi Medio Oriente: Israele elimina i vertici iraniani, Teheran reagisce con missili e attacchi nella regione

L’escalation in Medio Oriente assume una dimensione sempre più allargata. Israele ha colpito Teheran eliminando due figure chiave del sistema di potere iraniano: Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, e Gholamreza Soleimani, comandante dei Basij. La loro morte è stata confermata ufficialmente da Teheran, che ha parlato di “martirio” promettendo vendetta.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato l’operazione, sostenendo che l’eliminazione dei vertici del regime possa offrire agli iraniani “l’opportunità di rovesciarlo”, arrivando a rivolgersi direttamente alla popolazione in occasione del Nowruz: “Uscite e festeggiate”.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. Nelle ultime ore sono stati lanciati nuovi attacchi missilistici contro Israele: a Ramat Gan, nell’area di Tel Aviv, si registrano almeno due feriti gravi e gravi danni, inclusa la devastazione della stazione ferroviaria di Savidor. Frammenti di missili sono caduti anche in una scuola a Gerusalemme, mentre più allarmi sono scattati nel corso della giornata per nuovi lanci.

Il conflitto si estende anche oltre i confini diretti. A Baghdad, l’ambasciata statunitense è stata colpita da droni e razzi, con almeno un ordigno che ha provocato un’esplosione all’interno del perimetro diplomatico. Esplosioni sono state segnalate anche a Dubai, dove le difese aeree sono entrate in azione contro missili e droni iraniani diretti verso i Paesi del Golfo.

Sul piano militare, gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni colpendo postazioni missilistiche iraniane lungo la costa vicino allo Stretto di Hormuz, mentre la USS Tripoli con circa 2.200 marines è in rotta verso la regione. Donald Trump ha annunciato la creazione di una coalizione per la sicurezza dello stretto insieme a Qatar, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Israele, tornando però ad attaccare la Nato: “Non abbiamo bisogno del loro aiuto”.

Intanto cresce la dimensione internazionale del conflitto. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato l’invio di oltre 200 esperti anti-droni per contrastare le capacità iraniane, mentre secondo fonti occidentali la Russia avrebbe intensificato la cooperazione militare con Teheran, fornendo immagini satellitari e tecnologie avanzate per i droni, migliorando la precisione degli attacchi.

Resta altissima la tensione anche sul fronte libanese, dove Israele continua a colpire obiettivi di Hezbollah e si prepara a possibili lanci massicci di missili. Parallelamente proseguono contatti diplomatici riservati.

Preoccupano anche le ricadute economiche e culturali: la crisi dello Stretto di Hormuz minaccia il commercio globale e l’export italiano, mentre almeno 29 siti patrimonio Unesco in Iran, Israele e Libano sono a rischio a causa dei bombardamenti. L’Unione europea valuta iniziative diplomatiche sul modello dell’accordo sul grano nel Mar Nero per garantire la sicurezza delle rotte.

Da parte iraniana, la guida suprema Mojtaba Khamenei avrebbe respinto ogni ipotesi di negoziato o cessate il fuoco, mentre diversi Paesi del Golfo – inizialmente prudenti – spingono ora gli Stati Uniti a proseguire l’offensiva.