Giovedì, 28 Maggio 2026

Il “sistema” del carcere di Taranto: così droni e parenti rifornivano i detenuti

Smantellata una rete di spaccio interna alla struttura jonica. La droga veniva rivenduta a prezzi maggiorati e pagata anche in sigarette

​Una fitta rete criminale capace di far recapitare droga, smartphone e dispositivi elettronici direttamente dietro le sbarre del carcere di Taranto è stata smantellata da un’inchiesta della Procura jonica. L’indagine ha portato all’esecuzione di 11 misure cautelari, condotte dalla Polizia Penitenziaria con il supporto della Polizia di Stato, che comprendono cinque custodie in carcere (di cui due notificate a soggetti già reclusi), cinque arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

​L’attività investigativa, avviata nel maggio 2024 dal Reparto di Polizia Penitenziaria e dalla Squadra Mobile, ha permesso di ricostruire un presunto sistema di spaccio di hashish e cocaina gestito da tre detenuti del circuito di media sicurezza. Le sostanze stupefacenti e i telefoni arrivavano fin dentro la struttura principalmente attraverso due canali: volando fino alle finestre delle celle grazie a droni di grandi dimensioni oppure sfruttando la complicità di una rete esterna di parenti e conoscenti. Tra le persone coinvolte figura anche un agente della stessa Polizia Penitenziaria, già tratto in arresto nell’ottobre 2024 dopo che nella sua auto, parcheggiata nel perimetro del penitenziario, erano stati rinvenuti circa 900 grammi di hashish, 10 grammi di cocaina, telefoni cellulari e schede telefoniche.

​Una volta introdotti nell’istituto, i beni e la droga venivano rivenduti agli altri detenuti a prezzi nettamente maggiorati rispetto al mercato esterno. Per i pagamenti la rete criminale utilizzava diverse modalità, che spaziavano dai bonifici bancari e ricariche su carte prepagate fino all’uso di forme di scambio alternative, come i pacchetti di sigarette, che venivano poi successivamente rivenduti per monetizzare il profitto.