Omicidio Nardelli: l’Appello conferma i verdetti, ma cade l’ergastolo per Paolo Vuto
Questa netta riduzione è il risultato di un concordato in appello presentato dagli avvocati Fabrizio Lamanna e Valerio Diomaiuto, difensori di Vuto
Si chiude con una parziale ma significativa riforma delle pene il processo d’appello per l’omicidio di Cosimo Nardelli, il 61enne ucciso a colpi di pistola in via Cugini nel maggio del 2023.
La Corte d’Assise d’Appello di Taranto, al termine di una lunga camera di consiglio, ha confermato l’impianto accusatorio e le condanne per quasi tutti gli imputati, introducendo però un’unica, fondamentale eccezione che rappresenta il vero punto di svolta di questo secondo grado.Mentre per gli altri tre imputati i verdetti sono rimasti invariati – compreso l’ergastolo per il fratello della vittima e mandante del delitto, Tiziano Nardelli –, la posizione di Paolo Vuto, 48 anni, è stata radicalmente modificata. In primo grado l’uomo era stato condannato al carcere a vita con l’ accusa di essere l’organizzatore logistico dell’agguato; in appello, invece, per lui l’ergastolo è caduto e la pena è scesa a 30 anni di reclusione.
Questa netta riduzione è il risultato di un concordato in appello presentato dagli avvocati Fabrizio Lamanna e Valerio Diomaiuto, difensori di Vuto.

L’istanza, che ha ricevuto il parere favorevole della Procura Generale, è stata formalmente accolta e ratificata dalla Corte durante la camera di consiglio.Per il resto, la sentenza ha blindato le decisioni del primo grado: confermato l’ergastolo a Tiziano Nardelli, così come i 30 anni per il figlio di Paolo, Cristian Aldo Vuto, e i 25 anni per il cugino Francesco Vuto, alla guida dello scooter del commando.
Resta dunque confermato il quadro di un delitto efferato nato da contrasti economici familiari, ma l’appello passerà agli archivi soprattutto per il decisivo passo indietro sulla massima pena inizialmente inflitta a Paolo Vuto.
