Ex Ilva, ecco la soluzione italiana per salvare lo stabilimento
Federacciai valuta una cordata con Confindustria e Federmeccanica. Sul tavolo due forni elettrici e un possibile intervento dello Stato
Potrebbe arrivare già domani una prima risposta sulla possibilità di una cordata italiana per rilevare l’ex Ilva di Taranto.
Federacciai ha convocato il proprio consiglio direttivo per verificare se esistano le condizioni per costruire una proposta insieme a Confindustria e Federmeccanica, ipotesi emersa al tavolo convocato nei giorni scorsi al Ministero delle Imprese.
Il Governo punta così a verificare l’esistenza di un’alternativa italiana alle offerte già presentate da gruppi stranieri. Tra questi resta in prima linea il colosso indiano Jindal.
Il nodo centrale resta però quello dell’area a caldo, dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano che ne ha disposto la fermata. Una delle ipotesi allo studio sarebbe quella di sostituire progressivamente l’attuale ciclo produttivo con due forni elettrici ad arco, ciascuno con una capacità di circa tre milioni di tonnellate l’anno.
Un investimento che richiederebbe però risorse molto consistenti, nell’ordine di un miliardo e mezzo di euro, e per il quale la possibile cordata italiana chiederebbe un intervento significativo dello Stato.
Sul coinvolgimento pubblico il ministro Adolfo Urso non ha ancora indicato una soluzione definitiva, ma nelle interlocuzioni di Governo sarebbe stata valutata anche la possibilità di utilizzare risorse attraverso Invitalia.
Resta poi il grande tema dell’occupazione. Intorno al futuro dell’ex Ilva ruotano migliaia di lavoratori diretti e dell’indotto, mentre i sindacati continuano a chiedere un piano industriale chiaro e tempi certi per la decarbonizzazione.
La giornata di domani potrebbe quindi rappresentare un passaggio decisivo: capire se la cordata italiana può davvero nascere e, soprattutto, con quali risorse e quale progetto industriale per il futuro dello stabilimento di Taranto.


