Mercoledì, 14 Ottobre 2026

Ex Ilva, Adi: “Fermata inevitabile”. Lo stop coinvolgerà anche Genova e Novi Ligure

L’azienda attribuisce l’interruzione ai vincoli giudiziari e alle condizioni operative e finanziarie. Attesa per l’udienza in Cassazione del 20 ottobre

La fermata temporanea degli impianti di Acciaierie d’Italia coinvolgerà anche gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, che dipendono dall’acciaio prodotto a Taranto. A chiarirlo è la società in amministrazione straordinaria, che in una nota attribuisce lo stop ai vincoli giudiziari e all’impossibilità di sostenere ulteriormente la produzione nelle condizioni operative e finanziarie attuali.

L’azienda ricostruisce il percorso avviato con il decreto del 27 luglio e scandito dalle successive decisioni della Corte d’Appello di Milano. Secondo Adi, le prescrizioni non erano realizzabili nei tempi concessi: la gestione ha quindi puntato a mantenere la continuità produttiva il più a lungo possibile, entro il limite dei 90 giorni fissato dai giudici. In questo quadro sono state presentate due richieste per consentire la prosecuzione delle attività. L’ultima, finalizzata a mantenere i forni in riscaldo almeno fino alla pronuncia della Cassazione, è stata respinta il 5 ottobre. Una decisione che, sostiene la società, ha esaurito i margini disponibili, rendendo la fermata “dolorosa, ma inevitabile”.

A pesare sono anche le condizioni di approvvigionamento delle materie prime. Adi indica il 25 ottobre come termine ultimo del periodo concesso e spiega che i materiali non trasformabili entro quella data sarebbero rimasti in magazzino senza possibilità di utilizzo nella produzione autorizzata. Secondo l’azienda, una procedura di amministrazione straordinaria non può impiegare risorse a carico dei creditori per acquistare e stoccare materie prime che non possono essere lavorate entro i limiti consentiti.

Le conseguenze si estendono all’intero ciclo industriale. Genova e Novi Ligure non dispongono di un’area a caldo autonoma e ricevono da Taranto l’acciaio necessario alle lavorazioni. L’interruzione della produzione nello stabilimento ionico comporterà quindi, precisa la nota, anche la fermata degli impianti a valle. La società interviene inoltre sulle ipotesi, avanzate da alcuni amministratori pubblici, di acquistare bramme e rotoli sul mercato per alimentare gli altri stabilimenti. In particolare, l’approvvigionamento di bramme non costituirebbe una risposta immediata: tra ordine e consegna possono trascorrere diversi mesi. A questo si aggiunge la necessità di reperire materiali con caratteristiche qualitative adeguate alle richieste dei clienti.

Adi rivendica di aver percorso tutte le strade disponibili per evitare lo stop, attraverso le iniziative giudiziarie e la ricerca di soluzioni alternative. L’attesa si concentra ora sull’udienza del 20 ottobre davanti alla Corte di Cassazione: l’auspicio espresso dall’amministrazione straordinaria è che la decisione possa scongiurare la chiusura definitiva degli impianti.

Il comunicato si conclude con un richiamo al confronto politico e istituzionale. L’azienda chiede che le valutazioni sulla fermata tengano conto dell’intero quadro giudiziario, industriale e finanziario entro il quale la gestione straordinaria è chiamata a operare.