ACCORDO MITTAL, IL PENSIERO DELLA CAMERA DI COMMERCIO

Il Presidente della Camera di commercio di Taranto, Luigi Sportelli, interviene sull’accordo di investimento sull’Ilva, firmato da Invitalia e ArcelorMittal il 10 dicembre scorso.
“Vedo che a Taranto il livello di conflitto si è notevolmente alzato. Su questa vertenza che tante volte abbiamo definito ‘dirimente’ per il futuro del nostro territorio, le componenti sociali, economiche ed istituzionali portano posizioni profondamente diverse e contrastanti. Qui il rischio è quello di una drammatica deflagrazione delle problematiche, una divisione insanabile che potrebbe fermare ogni progresso sulla strada della ripresa”.
“Io non voglio credere che lo Stato abbia eseguito questa operazione per danneggiare Taranto, né posso perdere la fiducia nello Stato, anzi credo che questa diretta discesa in campo possa rappresentare una garanzia verso il territorio; però temo che molti aspetti siano stati trascurati o affrontati con logiche non pienamente coincidenti con la visione che abbiamo del nostro futuro. Non esultiamo per questo accordo, ma vogliamo giudicarlo conoscendone ogni elemento – puntualizza Sportelli. Da oltre un anno, insieme alle altre Istituzioni locali, chiediamo al Governo di ascoltarci per portare soluzioni programmatiche e tecniche e di includere la questione Ilva nel più ampio contesto del piano di rigenerazione dell’area tarantina. L’abbiamo chiesto fino all’ultimo momento prima della firma, ma non vi è stato spazio per ascoltarci. Ora chiedo ancora una volta che questo spazio si trovi, prevedendo sia il confronto immediato con le Istituzioni locali che avrebbero dovuto, ma oggi devono assolutamente conoscere nel dettaglio i termini dell’intesa, sia il monitoraggio costante e formale dell’accordo da parte del territorio sotto il profilo ambientale, industriale ed occupazionale e dei suoi effetti sull’intera economia provinciale”.
“È essenziale che il confronto, pur tardivo, ed il monitoraggio vi siano, per dare certezze alla cittadinanza e a quelle Istituzioni che presentano soluzioni completamente differenti e per verificare, quindi, se altre e migliori strade siano percorribili di qui al 2025. Ad esempio relativamente agli impianti – che, inevitabilmente e per molto tempo ancora, saranno alimentati da fonti fossili; sulle prospettive dell’idrogeno – che sappiamo necessiterà almeno di un altro quinquennio prima di poter essere efficacemente adottato; sulle imprese dell’indotto – che ad oggi non sono in grado di pianificare con certezza la prosecuzione dell’attività e/o la necessità di riconversione; sull’occupazione – che deve essere assicurata, ma non senza pensare ad un significativo piano di reskilling che metta le maestranze al riparo se qualcosa dovesse andare storto. Infine, ma non per ultimo, sull’impatto ambientale e sanitario del piano industriale (VIAS). Un impatto che deve essere chiaro e certificato ora e nel tempo”.
“Taranto aspira alla normalità, ad uscire da una condizione di eterna emergenza. Se lo Stato ha deciso di diventare nuovamente imprenditore – conclude il Presidente della Camera di commercio, deve, dunque, essere capace di accettare l’onere della piena responsabilità sociale ed è per questo che dal 2017 chiediamo che Ilva sia gestita da una società benefit che assuma nello Statuto impegni certi verso obiettivi anche di lungo termine e condivisi dalla comunità, che ha il diritto di verificarne presupposti e raggiungimento; in definitiva la sfida è quella di una immediata disclosure integrale verso tutti gli stakeholder del nostro territorio. È innanzitutto da qui che inizia la vera transizione ecologica”.

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