ADDIO AI MAGAZZINI COIN, A TARANTO PERSE 1300 AZIENDE

Un impoverimento del tessuto commerciale del capoluogo, confermato peraltro dai numeri, in cinque anni si sono perse 1300 aziende. L’allarme è lanciato dall’associazione dei Commercianti di Taranto. Cessazioni confermate dalle tante serrande ormai chiuse da tempo su interi isolati, soprattutto nel Borgo di Taranto. Quel centro storico mai rilanciato, malgrado i fiumi di inchiostri scritti in questi ultimi anni da tecnici, politici, amministratori.
<> Così commenta il presidente provinciale di Confcommercio, Leonardo Giangrande, che ricorda come la riqualificazione del centro storico umbertino di Taranto sia da anni stata posta al centro dei progetti di rilancio economico della città e come con l’acutizzarsi della crisi dell’industria dell’acciaio, e a partire dal 2012 dell’ Ilva, sia stata messa in primissimo piano la necessità di puntare sullo sviluppo delle attività terziarie legate al commercio, ai servizi, al turismo.
Tutta la progettualità su cui si è lavorato nell’ultimo decennio ha ruotato attorno al tema del rilancio delle aree urbane a vocazione commerciale, a partire dal distretto del commercio, pensato per promuovere le attività commerciali al dettaglio nella loro funzione non solo economica, ma anche sociale. Così come la battaglia decennale per la acquisizione delle aree demaniali, in primis Baraccamenti Cattolica e Arena Artiglieria, è stata incentrata su l’obiettivo di far acquisire al Borgo di Taranto, attraverso la realizzazione di nuovi attrattori, occasioni di valorizzazione dell’offerta culturale e turistica del territorio e di miglioramento dei servizi. E poi ancora il tema del recupero dei contenitori di pregio – Palazzo degli Uffici, ex cinema Fusco, ex Banco di Napoli-; insomma, anni e anni di tavoli tecnici e di incontri politici che non sono approdati a nulla di concreto.
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Nella foto tratta da www.coin.it la sede tarantina dei magazzini in Via Di Palma.

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