ARCIVESCOVO AI MISTERI: “PER TARANTO SERVE UN FUTURO DI NORMALITÀ”

Un messaggio alla città da parte dell’Arcivescovo di Taranto Mons. Filippo Santoro durante la processione dei Misteri del venerdì santo.
Un pensiero al futuro dei tarantini ed alla necessità di migliorare.

Cari amici, 
Fratelli e sorelle, mentre i confratelli nazzicano e lentamente assicurano il corteo al suo incedere, mi viene suggerita l’immagine di un Dio paziente con l’uomo che non lascia indietro nessuno. Tutti possiamo raggiungerlo, nessuno rimane indietro, questo è meraviglioso se vissuto come gesto di conversione. Ognuno può raggiungere Gesù e aggiungersi a quel drappello di gente buona, di giusti che con Maria anticipano l’ora della risurrezione lungo la Via crucis.
Assistiamo in questi giorni ed eventi di efferata violenza che possiamo combattere non solo indignandoci (serve a ben poco in realtà), ma praticando l’accoglienza. Non possiamo fare i perbenisti versando qualche lacrima per le vittime asfissiate delle bombe chimiche, moltiplicando le condivisioni, l’orrore sul web, e poi essere razzisti e xenofobi con chi è qui perché è scappato da quella stessa guerra! Il Signore Gesù piegato sotto il peso dei peccati, caduto e sfigurato, ci renda un cuore di carne al posto di quello di pietra che scopriamo di avere proprio quando un fratello bussa alla nostra porta. Continuiamoci invece a distinguere per generosità e accoglienza e il Signore ne terrà conto! 
 
Dice San Tommaso d’Aquino “La vita dell’uomo consiste nell’affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione”. Qual è il bene più grande che ci muove e ci sostiene? Perciò chiedo al Cristo crocifisso, per questa città, una quotidianità serena e duratura. In questi mesi abbiamo sentito di tante aspettative, progetti e in questi giorni programmi che indicano il riscatto di Taranto in grandi opere. Ben vengano se ci saranno, ma io oggi chiedo al Signore e a coloro che saranno chiamati a governare nei prossimi mesi la nostra città di assicurarci dei giorni normali, non cose straordinarie, ma realistiche condizioni di vita, di vivibilità, di sostenibilità. Avverto un disincanto rassegnato che dobbiamo sgominare, non con promesse futuristiche, ma cominciando a risanare una rete sociale, avendo cura dei più deboli, dei disagiati, di coloro che vivono senza un reddito. Ormai abbiamo imparato tutti, ad esempio, i potenziali enormi della Città Vecchia, ma non cambierà mai nulla, e questo vale per tutti i quartieri, se non guarderemo in faccia ai problemi, cercando di risolverli.  Non spariranno d’incanto la droga e la disoccupazione. Non fiorisce la legalità in Città Vecchia, senza un presidio che la garantistica. Mi dice una signora: “padre, mio figlio purtroppo non mi ascolta più, se lo sono preso i trafficanti nella loro rete del guadagno facile. Ci aiuti”. Bisogna dare alla gente gli strumenti per potersi salvare; a cominciare da una sana educazione. Ogni progetto che prescinde dagli uomini che costituiscono un tessuto identitario di un luogo è destinato a fallire quandanche a non essere dannoso.  Chiediamo giorni normali dove sia assicurata la scuola in luoghi degni. Non desideriamo promesse faraoniche ma realistici segni di responsabilità L’ho detto ieri nella processione dell’Addolorata e lo ripeto oggi: “chi si propone per gli incarichi pubblici lo faccia per servire e non per essere servito”.

La Chiesa dal canto suo non cesserà mai di essere prossima in questa fase della questione che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro e che in questi giorni conosce una delle fasi più delicate. Certamente ci stanno cuore gli ammalati con tutta la difficile questione del danno sanitario nei confronti delle persone oltre che dell’ambiente e dell’innegabile insufficienza e approssimazione dei mezzi per curarsi. Solo chi vive l’esperienza della malattia può capire il calvario della attese, dei viaggi, dei costi insostenibili per i più.
Ho avuto modo di manifestare agli operai dell’Ilva la mia paterna vicinanza, per le incerte condizioni di lavoro. Auspico che nell’immediato futuro tante famiglie possano vivere un po’  di serenità. 
Prima di lasciarvi desidero ancora una volta augurarvi il dono della pace, lo chiediamo nella preghiera perché non vada avanti questa “guerra a pezzi” come dice papa Francesco. La guerra è un crimine e non può che generare altri crimini. Sia invece seguita la soluzione diplomatica e politica. E sia la nonviolenza la radice di ogni agire politico. Lo auguriamo a livello internazionale e lo chiediamo al Signore che, all’ingiusta condanna non ha risposto con la violenza, e soprattutto lo auguro a ciascuno di voi perché è seminando vicino il dono della concordia che lo si potrà raccogliere anche in terre lontane.    
 
Auguro a ciascun confratello la forza e la devozione di portare degnamente i venerati simulacri. Ringrazio il priore Antonello Papalia e il padre spirituale mons. Marco Gerardo.
Il vostro vescovo è vicino a tutti voi particolarmente in questi giorni in cui il Signore ci ha amati sino alla fine, sino alla croce. Lui è penetrato negli inferi. Anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta c’è una voce che ci chiama e c’è una mano che ci prende per condurci alla vita. E’ il nostro amato redentore. In questa lunga notte dei Misteri guardiamo a lui, a lui presentiamo tutte le nostre preghiere e, almeno in un istante, lasciamoci guardare da lui.
Su tutti voi, carissimi fedeli e cittadini di Taranto e della nostra diocesi, dopo aver elevato insieme la preghiera che Gesù ci insegnato, invoco la benedizione.”

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