GIANRICO CAROFIGLIO ALLA “QUATTRO GIORNI D’ESTATE” (FOTO)

Carofiglio alla “Quattro giorni d’estate”: In politica, a volte, bisogna mettere i piedi nel fango come per andare a salvare le vittime di un’alluvione
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Politica e verità possono andare a braccetto? Sono facce della stessa medaglia? L’esperienza politica riguarda solo necessariamente una fase della propria vita? Sì e no. Almeno così la pensa Gianrico Carofiglio, guest star dell’ultima giornata della “Quattro giorni d’estate” organizzata dall’associazione “Le città che vogliamo” in collaborazione con Argomenti 2000, fondazione don Tonino Bello, fondazione Guglielmo Minervini, parrocchia Regina Pacis di Lama e con il patrocinio morale di Cittadinanzattiva.
Del resto, pur avendo concluso la sua esperienza politica, di politica continua a scriverne come nel caso di “Con i piedi nel fango”, un libro in cui l’autore sottolinea come si possa fare buona politica e i cui contenuti sono stati oggetto di una piacevole chiacchierata con il consigliere regionale Gianni Liviano il quale ne ha approfittato per tracciare un bilancio della “Quattro giorni d’estate’. “In questi giorni – ha detto Liviano – abbiamo voluto mettere al centro la passione per le persone, la cultura della comunità, la necessità del rispetto della legalità come strumento per costruire giustizia, l’accoglienza delle diversità come ricchezza sono state al centro del nostro agire”
“Quello della politica – ha invece sottolineato Carofiglio – è un tema che interessa tutti”. Ma per Carofiglio cosa è la politica? “Quella a cui mi piace pensare – ha risposto – è quella riassunta nella parola approssimazione, non intesa come modo sciatto di fare le cose ma nel senso di avvicinarsi, di chi intende la politica come rapporti fra uomini. Significa avvicinare prospettive, significa compromettersi e non compromettere. Insomma, penso ad una politica di prossimità. Pensate un po’ – è stato l’invito che l’ex magistrato ha rivolto alle tantissime persone che hanno affollato villa Vetusta -: rivelata, evitarla, relativa sono anagrammi della locuzione la verità e sono sintesi filosofica della politica. Il compromesso buono è quello che si dichiara per cui, e queste sono le quattro regole tolteche che ruotano intorno al tema della verità, la tua parola sia impeccabile, non farne mai un fatto personale, non affidarti alle congetture, fai sempre del tuo meglio”.
Insomma, ha sottolineato con forza Carofiglio, la politica è fare i conti “con le cose come sono davvero: cioè spesso non belle e non pulite. Bisogna entrare nel fango, a volte, per aiutare gli altri a uscirne. Ma tenendo sempre lo sguardo verso l’orizzonte delle regole, dei valori, delle buone ragioni. Attenzione, però: la verità si può dire male e, se questo accade, nuoce al risultato finale e gli esempi sono tanti “, come nel caso di Pierluigi Bersani “che ha calciato fuori un calcio di rigore precludendosi la possibilità di governare il Paese. È in base alla coerenza dei valori che si giudica e si valuta un politico. L’uomo politico guarda alle prossime elezioni; lo statista guarda alle prossime generazioni”.
Per questo riconoscere gli errori con se stessi permette di progredire. “Come diceva Goethe – ha meglio spiegato Carofiglio – gli errori ci rendono piacevoli. L’importante è non cedere allo scoramento anzi non si deve cedere allo scoramento. A volte – ha concluso Carofiglio – occorre rovesciare l’approccio, concentrarsi sulle cose che funzionano, piuttosto su ciò che non va, per replicarle. Ecco, questo è il compito della buona politica”.
Buona politica, dunque, perché la vecchia politica non funziona più. Il paradigma tradizionale della concentrazione del potere e della sua gestione dall’alto è andato in frantumi. Temi che sono stati al centro dell’incontro, che qualche ora prima aveva dato il via all’ultima giornata animata dalla fondazione Guglielmo Minervini
Un incontro, però, che ha voluto puntare su un tema forte quale “Prima di tutto la vita” è che ha visto dibattere il dott. Cristiano Simone, giovane oncologo, Paola Senese, Valentina Grossi, Giovanna Forte, tutti medici ricercatori, che hanno raccontato le rispettive esperienze al fianco di Guglielmo Minervini e che hanno spiegato come, grazie all’incontro con il politico pugliese, hanno maturato la convinzione di fare ricerca in Italia, al Sud, in Puglia e non all’estero come sovente capita. Una scommessa vinta che ha portato risultati positivi, come la petizione per un Irccs a Taranto, città sconquassata dai guasti prodotti all’ambiente e alla salute dalla grande industria. Tutti nel segno della politica generativa. “Cercheremo di restituirvi il senso del messaggio che Minervini ci ha lasciato: tessitore di reti”, ha, infatti, esordito il dott. Simone. E ci sono riusciti grazie alle loro preziose testimonianze.
La serata è poi proseguita con la scrittrice Giorgia Lepore e con lo scrittore e regista Carlo Dilonardo. Con loro si è parlato di “Comunità inclusive”.

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