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INCONTRO CONFINDUSTRIA BANCHE

INCONTRO CONFINDUSTRIA BANCHE
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Trovare un punto di convergenza fra gli istituti bancari e le imprese che hanno necessità impellenti di risorse per riagganciare la ripresa: questo l’obiettivo del tavolo di coordinamento con le banche istituito da Confindustria Taranto durante la fase 1 e tenuto nei giorni scorsi in modalità telematica con i rappresentanti di vari istituti di credito. Il decreto liquidità e le difficoltà riscontrate da una parte delle imprese del territorio per ottenere le misure creditizie messe in campo dal Governo sono stati fra i principali argomenti trattati; dal canto loro, gli istituti di credito hanno esposto le loro difficoltà a far fronte ad una mole eccessiva di istanze di finanziamento da parte del sistema imprenditoriale.
A coordinare il confronto è stato il Presidente Antonio Marinaro; presenti il presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti Cosimo Damiano Latorre, il direttore di Confindustria Taranto Mario Mantovani, il vicepresidente con delega al credito Piero Chirulli ed i presidenti di sezione Antonio Lenoci, Salvatore Toma, Piero Carratta, Guglielmo Donzella, Beatrice Lucarella, Lucia Minutello, Giovanni Puglisi.
Pur essendo il problema trasversale a tutti i settori e comune per ogni angolo del Paese, il tessuto economico tarantino, già alle prese con problematiche pregresse (basti pensare all’indotto Arcelor Mittal) ha subito con le restrizioni da Covid19 sofferenze che si sono andate ad aggiungere a situazioni di già particolare gravità.
Un presupposto di cui gli istituti di credito hanno dichiarato di avere assoluta contezza, ed ai quali è stata tracciata, anche grazie alle testimonianze degli stessi imprenditori, la fotografia, sia pure per grandi linee, della situazione attuale. Per molti versi, le aziende hanno lamentato una palese assenza di garanzie per le aziende considerate, a vario titolo, in sofferenza pregressa o comunque ritenute non sufficientemente solide, privilegiando le situazioni, che, in periodo pre-crisi, si presentavano sane o comunque affidabili; per altri versi, e in generale per la quasi totalità, è stato denunciato il ritardo nell’erogazione delle risorse.
Dati alla mano (Fonte Abi), a Taranto il sistema bancario ha processato, a partire dal 20 aprile e fino al 16 giugno scorso, 4.518 domande di accesso alle misure creditizie previste dal decreto, per un’erogazione di risorse pari a poco più di 178milioni di euro. Per la gran parte, le risorse sono state concesse per i prestiti fino a 25mila euro. Un dato considerato dagli istituti presenti non trascurabile ma dietro il quale si celano – questo quanto illustrato dalle banche – non poche difficoltà legate, come già detto, alla mole delle istanze, che gli uffici preposti non erano preparati ad affrontare, ed ai cambiamenti intercorsi a livello normativo, che hanno comportato rimodulazioni frequenti delle erogazioni e quindi inevitabili ritardi. “Un quadro complesso dove le norme si intrecciano, i criteri di ammissibilità sono diversi – è stato detto – e le relative interpretazioni diventano inevitabilmente difficoltose”.
Come fare, allora, a far quadrare il cerchio sulla base di questi presupposti? Intanto, tutte le aziende che produrranno istanza di accesso alle misure creditizie dovranno porre una particolare attenzione nella parte documentale: chiarezza, completezza dei dati, regolarità sono indispensabili per poter portare avanti le domande di finanziamento da presentare alle banche. Ed è non a caso un aspetto preponderante emerso a seguito del confronto, servito ad accendere i riflettori su una delle motivazioni che determinano l’esclusione di parte delle domande.
Sulla complessa tematica dell’accesso al credito post Covid Confindustria Taranto ha da tempo attivato un canale informativo rivolto alle associate, nonché la consulenza con uno studio professionale, aprendo contestualmente il tavolo di coordinamento con gli istituti di credito del territorio.
Prossimamente, dopo aver monitorato specifiche aree di discussione inerenti le principali criticità riscontrate dal sistema associativo, porterà direttamente al confronto con gli istituti di credito le tematiche individuate al fine di comunicare alle stesse aziende ogni chiarimento o correttivo possibile da applicare a seconda dei casi.
La situazione è tale da non consentire ulteriori ritardi: molte delle aziende che oggi affrontano le difficoltà di accesso al credito potrebbero non sopravvivere a ritardi o peggio ancora rifiuti opposti dal sistema bancario, e ritrovarsi, in autunno, a dover gettare la spugna uscendo definitivamente dal mercato.

Un’ipotesi avvalorata dai dati nazionali (fonti Camere di Commercio e Centro Studi Confindustria): quasi 30mila imprese in meno si registrano nel primo trimestre 2020, contro un calo di 21mila nello stesso trimestre del 2019, il saldo peggiore degli ultimi sette anni. In maggio la produzione industriale italiana è diminuita del 33,8% rispetto a un anno prima, dopo il -44,3% rilevato in aprile, quando le chiusure erano pressoché totali. Molti sono gli imprenditori che soffrono per la carenza di liquidità, costretti a navigare a vista anche a causa di uno scenario di estrema incertezza sull’economia italiana e internazionale. In assenza di adeguati interventi a sostegno della ripresa del sistema produttivo, nel giro di pochi mesi si rischia l’esplosione di una vera e propria emergenza sociale che renderà ancora più difficoltosa la strada verso l’uscita dall’attuale crisi economica.