Home Cronaca INGEGNERI: SEDI SCOLASTICHE TARANTINE, I NUMERI DELL’EMERGENZA

INGEGNERI: SEDI SCOLASTICHE TARANTINE, I NUMERI DELL’EMERGENZA

INGEGNERI: SEDI SCOLASTICHE TARANTINE, I NUMERI DELL’EMERGENZA
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Taranto e provincia:
sedi scolastiche,
i numeri dell’emergenza
strutturale
Analisi e proposte degli ingegneri in merito all’edilizia scolastica a Taranto e peovincia. “Gli immobili destinati alle istituzioni scolastiche, di qualunque ordine e grado, sono patrimonio pubblico.
La competenza sugli edifici destinati a sedi scolastiche, com’è noto, è ripartita tra Comuni e Province: le scuole materne, elementari e medie appartengono ai Comuni.
Gli istituti e scuole d’istruzione secondaria superiore, ivi compresi licei artistici e istituti d’arte, conservatori di musica, accademie e convitti, sono di competenza delle Province.
Comuni e Province hanno l’obbligo di realizzare e/o fornire i locali scolastici, così come devono assumersi l’onere dei necessari interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, di ristrutturazione, di ampliamento e di adeguamento alle norme di sicurezza, fatta salva la facoltà di delegare alle istituzioni scolastiche le funzioni di manutenzione ordinaria, assegnando loro le risorse necessarie all’esercizio delle funzioni delegate.

Nel corso degli anni, inoltre, l’attenzione normativa rivolta alle sedi scolastiche e alla sicurezza in esse è cresciuta; “l’ambiente scolastico deve essere pulito, accogliente, sicuro. Le condizioni igieniche e di sicurezza dei locali e dei servizi devono garantire una permanenza a scuola confortevole per gli alunni e il personale” (dpcm 07.06.1995).
Con il dLgs n. 626/1994 e il successivo dLgs n. 81/2008, il dirigente scolastico e l’ente proprietario dell’immobile o, che ne detiene l’obbligo di manutenzione, sono individuati quali soggetti responsabili della sicurezza nei luoghi scolastici.
Il ds, ad esempio, deve garantire l’applicazione e il rispetto delle norme di prevenzione e protezione dai rischi per tutti i membri della comunità scolastica.
L’Ente pubblico proprietario, non da meno, ha l’obbligo di fornire gli immobili e gli impianti fissi in buone condizioni, rispondenti alla normativa vigente (eventualmente, provvedendo agli adeguamenti necessari ) e provvisti di tutte le autorizzazioni e certificazioni obbligatorie, in ogni sua struttura (servizi igienici, illuminazione generale e di sicurezza, microclima, impianti di prevenzione incendi, etc.).
Non solo, perché l’ente provvedere alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici.

La situazione
Nel corso degli anni, la vetustà degli immobili scolastici, la contrazione crescente delle risorse finanziarie, sia in termini di disponibilità economica sia di spesa (patto di stabilità), e di personale in capo agli enti locali, hanno determinato una condizione di affanno e di grave difficoltà nella gestione manutentiva del patrimonio immobiliare scolastico, con ripercussioni in termini di responsabilità di natura civile e penale in capo agli enti.

Cosa è successo alle Province?
La volontà pubblica di snellire e rendere più efficiente la macchina amministrativa, attraverso l’applicazione della L. n. 56/2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni” e della finanziaria n. 190/2014, ha determinato uno squilibrio delle risorse correnti che l’Unione delle Province Italiane ha stimato in 541.500.000 di euro.
Tra gli effetti principali, tagli ai servizi, e mobilità forzata per una platea di 40mila dipendenti con un conseguente grave svuotamento degli uffici provinciali.
Riduzione delle risorse economiche e riduzione del personale dipendente sono stati i due risultati raggiunti dalla L. 56/2014, non certo la paventata diminuzione della pressione fiscale o il contenimento della spesa pubblica.
La spesa in conto capitale per investimenti delle Province e delle Città Metropolitane è intanto calata del 62%.
I prelievi forzosi operati dallo Stato ai danni delle tesorerie provinciali hanno ridotto dell’82% l’ammontare dei tributi propri che restano sul territorio per esercitare le cosiddette funzioni fondamentali: scuole, strade, ambiente…
La stessa Corte dei Conti ha definito i tagli economici operati ai danni delle Province Italiane come “manifestamente irragionevoli”.
Insomma, riduzioni di spese correnti e in conto capitale che non hanno avvantaggiato l’economia del Paese e dei territori. Piuttosto, hanno determinato una drastica riduzione dei servizi erogati ai cittadini con notevoli ripercussioni sulle comunità, soprattutto in termini di sicurezza.

La Provincia di Taranto, la difficoltà in numeri
La Provincia di Taranto ha subito una riduzione di quasi il 90% dei propri tributi, non disponendo così delle risorse necessarie per far fronte alle proprie funzioni, in particolar modo alla manutenzione e alla gestione del proprio patrimonio immobiliare.
Le Province italiane e le Città metropolitane gestiscono 3.226 Istituti di Istruzione Superiore, ripartiti in 5.179 edifici scolastici (fonte Upi).
La Provincia di Taranto gestisce 78 edifici scolastici, dei quali 33 Istituti di Istruzione Superiore, distribuiti su un territorio esteso che va da Ginosa a Manduria.. per oltre 100 km di distanza!
Il patrimonio scolastico è vetusto: alcuni immobili, soprattutto quelli ricadenti nel Borgo di Taranto risalgono agli anni ’40. Altri agli Anni ‘60/’70. Pochi sono gli immobili costruiti dagli Anni ’80 in poi.
Si tratta di un patrimonio immobiliare scolastico che va manutenuto con interventi di natura ordinaria e straordinaria.
Occorre ripristinare alcune delle seguenti condizioni deficitarie:
infiltrazioni dai lastrici solari, con conseguente ammaloramento degli stessi e rischi di distacchi di intonaco e/o pignatte;
lesioni murarie;
manutenzione ascensori e montascale;
manutenzione impianti termici;
bonifica manufatti in amianto;
rottura infissi/vetri e caduta degli stessi;
impianti elettrici (quadri generali, derivazioni, lampade non funzionanti, ecc);
impianti idrico-fognanti;
impianti idrico-antincendio;
manutenzione estintori;
cartellonistica di sicurezza;
autospurgo;
sanificazione climatizzatori;
sanificazione serbatori acqua;
smaltimento rifiuti vari;
deblattizzazione-derattizzazione;
manutenzione verde e disinfezione dalla processionaria.
All’elenco, indicativo e non certo esaustivo delle necessità manutentive (per scuole di ogni ordine e grado!) sono da aggiungere gli adeguamenti alle norme di sicurezza:
Verifica di vulnerabilità sismica degli edifici scolastici ed eventuale adeguamento alle norme;
Adeguamento alle norme di sicurezza antincendio di cui al DM 12.05.2016 entro il 31.12.2017;
Verifica presenza gas RADON (gas radioattivo) in ottemperanza alla L. R. n. 30 del 03.11.2016.
Abbattimento delle barriere architettoniche.

A tutto ciò vanno aggiunti interventi di miglioramento ed efficientamento dell’involucro edilizio, interventi di efficientamento energetico, che determinerebbero una contrazione nelle spese correnti ad esempio quelle legate alle utenze, oltre ad un innalzamento del livello qualitativo di uso dell’immobile.
Infine, e non per importanza, rileviamo che buona parte delle scuole, di ogni ordine e grado, sono sprovviste delle dovute certificazioni: agibilità, collaudo statico, dichiarazioni di conformità degli impianti, cpi, libretti di centrali, ecc. Tutto ciò perché nella maggior parte dei casi si tratta di immobili vetusti. E questa documentazione, persa nella notte dei tempi, non è più nella disponibilità delle Amministrazioni proprietarie. In altri casi si tratta di certificazioni scadute e mai più rinnovate: una grave carenza documentale che mette in seria difficoltà gli Enti proprietari durante le fasi di accesso alle fonti di finanziamento Ue. Fondi che risultano essere, spesso, gli unici polmoni per gli Enti locali che intendano investire sulla Scuola.

Cosa fare?
Occorre dotare le Amministrazioni Pubbliche di una maggiore disponibilità economico-finanziaria di spesa e di un maggior numero di personale tecnico dipendente.
L’aumento delle spese correnti e d’investimento sul patrimonio edilizio avrebbe una notevole ricaduta economico-sociale, con un ovvio miglioramento del patrimonio edilizio pubblico, e conseguentemente un innalzamento del livello di sicurezza degli edifici, con un abbassamento del rischio per gli utenti.
Le fonti pubbliche di finanziamento dovrebbero essere rese maggiormente accessibili, sia in termini di progettualità sia in termini di spese ammesse agli stessi finanziamenti.
Infatti, gli Enti locali accusano spesso la difficoltà di predisporre le progettazioni, anche di mera fattibilità tecnico-economica, da candidare ai bandi comunitari, nazionali o regionali.
Ingegneri, Architetti, Geometri e Periti sono figure necessarie ma troppo spesso queste professionalità interne agli enti vengono sovraccaricate di funzioni o, peggio, relegate a ruoli amministrativi, con conseguente svilimento della propria funzione tecnica.
Non da meno è la questione legata alla dotazione strumentale degli uffici tecnici: scarsa e inefficiente.
Tecnici, e in particolare gli ingegneri, quale ruolo devono assumere?
L’attuale livello qualitativo delle progettazioni delle opere pubbliche, anche e soprattutto in materia di edilizia scolastica, ad oggi segue in modo inversamente proporzionale l’aumento percentuale dei ribassi offerti nelle pubbliche gare per l’affidamento dei servizi d’ingegneria.
È indispensabile spezzare questo trend. Bisogna invertire la rotta, cercando di non lavorare esclusivamente per l’accrescimento del proprio curriculum professionale ma nella consapevolezza di rendere un servizio utile alla collettività, riacquisendo l’autorevolezza e il giusto valore della propria professionalità.
Anche la direzione lavori ha un ruolo determinante nella qualità delle opere progettate e realizzate.
Infatti, dovrebbe essere condotta in modo più attento e presente, inducendo le imprese a eseguire a regola d’arte le opere progettate, riducendo i tempi di realizzazione – e con essi i costi – e riducendo, conseguentemente, gli stessi interventi di manutenzione sulle opere realizzate.
La categoria degli Ingegneri, unitamente alle altre categorie tecniche, attraverso le proprie rappresentanze locali – Ordini Professionali – e attraverso le rappresentanze nazionali – Cni, Cnappc, Cng, ecc– dovrebbe farsi parte attiva sui tavoli istituzionali e decisionali allo scopo di evidenziare, in maniera tecnica e pragmatica, le criticità e i risvolti negativi di scelte politico-legislative troppo spesso intraprese sull’onda della demagogia e del populismo e non certo con la consapevolezza degli impatti sui territori.

Ing. Ottavia Tateo
per il gruppo RiordiniAMO l’ORDINE”