INSEGUIMENTO A FOLLE VELOCITÀ: IN MANETTE “CORRIERE DELLA DROGA”

“E’ stata una cerimonia breve ma toccante e per la mia famiglia dolorosa nello stesso tempo”, queste le parole di Amedeo Zaccaria, al termine della cerimonia che si è tenuta al Molo Sant’Eligio di Taranto, in ricordo di Francesco Zaccaria, il giovane lavoratore Ilva che ha perso la vita su una gru durante una tromba d’aria nel 2012. Il dolore è impresso nei sui occhi che ormai non vedono più la luce. Il suo scopo di vita continua ad essere sempre e comunque suo figlio.
“Ho già scritto che l’ultima volta che guardai il mio Francesco in viso – continua – gli promisi che il suo nome non sarebbe finito nel dimenticatoio delle vittime del lavoro: da quel maledetto giorno non ho mai perso un’occasione per ricordare lui e, contemporaneamente, far riflettere tutti che di lavoro non si muore.
E’ una piaga triste, ma bisogna conoscerla per combatterla e l’impegno deve essere a 360 gradi: a partire dal lavoratore sino al Governo. Soprattutto per quanto riguarda il rispetto rigoroso delle norme”. Il padre di Francesco non si da pace per la morte di suo figlio, ci sono aspetti che vorrebbe mettere a fuoco meglio. Le sue sono parole che non cercano conforto, ma sono cariche di forza.
Lunedì pomeriggio la consegna Francesco Zaccaria. “Ho provato sensazioni che non provavo più da tempo grazie al giovane Alessandro Mellace. Mi sono sentito fiero e orgoglioso di questo giovane , così come lo ero del mio cucciolotto, il
cucciolotto di papà”. “Partecipare alla commemorazione è stato molto emozionante – afferma Francesco Rizzo, coordinatore provinciale USB Taranto -. Ciò che maggiormente mi colpisce è la tenacia con la quale si dà da fare il padre di Francesco e tutti coloro che non vogliono che queste tragedie finiscano nel dimenticatoio. Un esempio di caparbietà che per Taranto è una piccola novità, vista la nostra assuefazione alle morti bianche e che dovrebbe smuovere tutte le coscienze”.

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