IPOTESI ACCORPAMENTO CAMERE DI COMMERCIO, L’INTERVENTO DI SPORTELLI

“Si profila un’accelerazione sugli accorpamenti degli Enti camerali che potrebbe portare ben presto la Camera di commercio di Taranto a perdere la propria autonomia. Nei giorni scorsi anche il Presidente della Provincia e il Sindaco di Taranto hanno sollevato il tema sulla stampa. Si tratterebbe dell’ennesima ferita inferta al nostro territorio”.
Così Luigi Sportelli commenta i probabili sviluppi nel riordino delle Camere di commercio.
“La Camera di commercio di Taranto è fra quelle accorpande in base ad un criterio “verticale” non condivisibile che, come abbiamo più volte sottolineato, non risponde minimamente alle esigenze dei territori, neppure sotto il profilo amministrativo. Infatti, nel 2014, all’avvio del processo di riordino, si pensava ad una nuova geografia amministrativa del Paese, ma oggi, al di fuori di ogni logica, una Camera unica Taranto – Brindisi si dovrebbe confrontare con due Province, due Prefetture, due Autorità di Sistema Portuale, due Tribunali. Ancora attendo di conoscere quale sarebbe il vantaggio di una fusione, considerato che il riordino e le norme precedenti e successive di contenimento della spesa hanno già enormemente ridotto i costi dell’Ente. Sei anni dopo, un territorio afflitto da crisi insormontabili potrebbe subire anche questo”.
La Camera di Taranto ha portato alla Presidenza della Regione Puglia, al Ministro dello Sviluppo Economico, al Governo e alla Presidenza del Consiglio le ragioni per le quali Taranto non merita di perdere una Istituzione che lavori nell’esclusivo interesse di quest’area: la natura di circoscrizione territoriale di confine, tanto da essere hot spot di frontiera con il Mediterraneo per la gestione dei flussi migratori; il persistente gap infrastrutturale, nonostante si continui a parlare della strategicità economica dell’industria siderurgica tarantina; la presenza di una crisi industriale complessa ancora irrisolta a 8 anni dal riconoscimento (crisi che si sommerebbe a quella brindisina); il danno ambientale e sanitario ultradecennale e continuativo che non la rende dissimile dalle aree che hanno vissuto eventi sismici devastanti. Tutti elementi che hanno costituito motivo di deroga all’accorpamento per altri Enti camerali ma che per Taranto non valgono.
“Non vi sembra la solita storia? Un territorio che cerca il dialogo, argomenta diritti, infine urla ma dall’altra parte il silenzio. Nel caso della Camera di commercio di Taranto sta emergendo addirittura l’ipotesi del commissariamento di Organi legittimamente insediati e nel pieno del loro mandato. Tutto per concludere l’iter di una riforma che priva le Camere di commercio della volontarietà dell’accorpamento e che ha fissato aprioristicamente il numero degli Enti camerali in 60. Se la situazione di Taranto, se le diverse crisi che affliggono le imprese tarantine non rappresentano una specificità tale da giustificare l’autonomia dell’unico Ente pubblico che per esplicita mission tutela e promuove l’interesse economico generale del territorio, allora io dico che questa è l’ennesima dimostrazione di una furia riformatrice che non tiene in nessun conto le reali esigenze locali”.
“Da ultimo – conclude il Presidente della Camera di commercio di Taranto -, prima che sia posta dall’alto la parola fine sulla storia di questo Ente, vorrei una risposta chiara su un tema che ci vede impegnati da diversi anni e che desidero non passi più inosservato: perché la nostra richiesta al Tavolo istituzionale permanente di ottenere risorse da destinare esclusivamente alla nascita ed al consolidamento di imprese sostenibili, innovative e radicate sul territorio, nonché al monitoraggio degli interventi pubblici per Taranto attraverso gli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile viene continuamente rinviata? Green Deal è uno slogan da applicare solo se conviene?”

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