MELUCCI: “NELLA FASE 2 LA PRIORITÀ SIA TARANTO NON ARCELORMITTAL”

Siamo fermamente contrari all’ipotesi che il Governo possa fornire altre garanzie per centinaia di milioni su un maxi prestito ad ArcelorMittal. E in un momento come questo, dove tutta la comunità ionica soffre per il coronavirus e lotta per la sua salute proprio contro l’ex Ilva, l’ennesima norma a favore del gestore nel prossimo Decreto Aprile sarebbe davvero insopportabile. Ancora questa settimana lo stabilimento rilasciava pesanti emissioni sulla città, è immorale premiarlo.

Il Governo deve aiutare finanziariamente e con decisione le centinaia di aziende dell’indotto ionico messe in ginocchio da ArcelorMittal. Ci aspettiamo che su questa richiesta ci sia il sostegno di Confindustria nazionale, il cui presidente è stato appena nominato anche grazie al decisivo appoggio degli industriali meridionali e pugliesi.

Apprendiamo anche di un gruppo di lavoro che a Roma si sta occupando del piano industriale. Come sempre, la comunità resta fuori dalla discussione e questo non è foriero di un clima costruttivo. Se le indiscrezioni fossero confermate in questo senso, non possiamo che essere, al pari, molto scettici sulla ipotesi della installazione di un solo forno elettrico. Sulla chiusura della inquinante area a caldo non ci saranno passi indietro, Taranto vuole voltare per sempre pagina.

Se ArcelorMittal non è più in grado di mantenere l’impegno di fare acciaio in modo innovativo e completamente sostenibile, semplicemente paghi la sua penale e vada via ora, non aspetti novembre, non usino ancora i lavoratori, l’indotto locale, Taranto e l’Italia intera come un bancomat. È giunto il momento che il Governo si occupi prioritariamente dei tarantini e delle imprese tarantine, non sempre e solo del colosso industriale straniero o degli equilibri delle manifatture del nord.

L’accanimento su questi vecchi modelli produttivi e finanziari lascia basiti, in tutti i settori abbiamo bisogno di partner che comprendano il nuovo mondo al quale dobbiamo tutti lavorare dopo la pandemia.

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