Home Politica MELUCCI: “NON BASTA UN’ORDINANZA PER CHIUDERE L’ILVA, SERVE LA COMUNITÀ”

MELUCCI: “NON BASTA UN’ORDINANZA PER CHIUDERE L’ILVA, SERVE LA COMUNITÀ”

MELUCCI: “NON BASTA UN’ORDINANZA PER CHIUDERE L’ILVA, SERVE LA COMUNITÀ”
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In questa campagna elettorale così frastagliata bisogna tornare alla verità delle cose e al cuore del problema senza falsificazioni o omissioni.
L’ILVA rimane il tema cruciale su cui si sviluppa il dibattito elettorale. Tema che finisce per annientare tutte le proposte che riguardano davvero le pertinenze di un sindaco. Ma proprio per questo forse è opportuno segnare questa fase da un punto di non ritorno. L’ILVA non sarà mai il passato di Taranto fino a quando il dibattito su di essa rimarrà in mano a chi strumentalizza, a chi semplifica, a chi ha deciso di farne strumento di pressione politica. Lo sanno bene le forze ambientaliste della città, persino gli eredi del movimento che fu Altamarea e che oggi troviamo collocati in diverse liste elettorali da destra a sinistra passando per le esperienze civiche. E non sfuggirà al setaccio della memoria di ognuno di noi neanche la risposta disillusa, disinteressata o rassegnata che i tarantini nell’aprile del 2013 diedero al referendum proprio sul tema della chiusura dell’ILVA o la chiusura di parte di essa (l’area a caldo). Lo sanno bene perché il tutto ha portato solo ulteriori divisioni.
Un sindaco, dunque, può emettere un’ordinanza di chiusura della fabbrica, ma quello strumento rimane una minaccia chiusa in un cassetto, un foglio da esibire con scarsa convinzione se dietro quel sindaco non c’è una comunità nuova, coesa e forte, persino una classe operaia più consapevole dei propri diritti e del proprio futuro.
Taranto che spesso ha premiato un certo machismo politico, ora ha bisogno di mostrare il cervello e non i muscoli. E serve una comunità che sappia anche compiere il salto di qualità di ragionamenti lungimiranti, strategia nel medio e lungo periodo, anche nella costruzione di nuovi modelli di cittadinanza attiva e lasciare a casa finalmente il clima da stadio.
Per dire che l’ILVA è il nostro passato occorre avviare prima di tutto una bonifica sul dibattito chiassoso e spesso inconcludente che l’accompagna. E per fare questo forse essere più presenti e dirimenti, insieme a tutte le parti sociali e le associazioni di categoria del territorio, nel processo di cessione dell’ILVA e nella fase (anche questa commissariata dall’alto) della bonifica del territorio.
Un processo, questo, che non riguarda solo un sindaco, la sua giunta o il consiglio comunale, ma riguarda soprattutto il corpo democratico degli elettori che da recenti sondaggi sembra indirizzato invece alla scelta del non voto, della non assunzione di responsabilità, tanto da decidere di disertare le urne così come fece durante la campagna referendaria del 2013.
Questa campagna elettorale si faccia dunque sui contenuti e si apra il più possibile ai dibattiti e persino alle domande pungenti della stampa, perché tra beghe partitiche, simboli esposti o nascosti, divisioni persino tra movimenti e associazioni che costituiscono l’humus di questa città e candidati consiglieri che da settimane annusano l’aria per capire su quale cavallo puntare, abbiamo il dovere di ritornare sulla proposta con progetti veri, cantieri, progetti finanziabili, superando finalmente anche il tabù dell’ILVA e di tutte le altre grandi imprese che ospitiamo a casa nostra.