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OPERAZIONE “PRESTITO COL CUORE”: 4 ARRESTI PER ESTORSIONE E USURA

OPERAZIONE “PRESTITO COL CUORE”: 4 ARRESTI PER ESTORSIONE E USURA
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Operazione “Prestito col cuore”. I Carabinieri della Compagnia di Taranto arrestano 4 persone per usura ed estorsione.

Alle prime ore del mattino di oggi, i Carabinieri della Sezione Operativa del N.O.R.M. della Compagnia di Taranto hanno dato esecuzione a 4 provvedimenti cautelari in carcere, emessi dal GIP del Tribunale di Taranto, dott. Benedetto Ruberto, su richiesta del Sost. Procuratore della Repubblica presso il medesimo Tribunale,
dott. Raffaele Graziano, nei confronti di altrettanti soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo, di usura aggravata e continuata in concorso ed estorsione aggravata e continuata in concorso.

Le indagini, avviate nel mese di settembre 2018 dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Taranto e coordinate dalla locale Procura, hanno fatto luce su una presunta attività usuraria ed estorsiva, promossa da soggetti originari e residenti nel capoluogo ionico, tutti gravati da precedenti penali.

L’attività investigativa conclusa con l’operazione di oggi, è stata avviata a seguito di una denuncia sporta da due imprenditori edili locali, che sarebbero stati vessati da ripetute e costanti richieste di ingenti somme di denaro, avanzate dai soggetti dai quali avevano ottenuto prestiti, per poter far fronte alle precarie condizioni economiche in cui si trovavano anche a causa della crisi del proprio comparto lavorativo.

Le indagini si sono svolte con intercettazioni telefoniche, indagini bancarie, acquisizione di tabulati e servizi di osservazione, controllo e pedinamento, hanno consentito ai militari di documentare le dinamiche.

Si sarebbe trattato di un’attività particolarmente lucrosa, in ordine ai tassi di interesse praticati ed alla longevità dei rapporti di prestito, gestita in modo fluido e diffuso con una puntualità nella riscossione sintomatica dell’abitualità della condotta.

In particolare le indagini hanno permesso: di accertare l’elevato tasso d’interesse che sarebbe stato praticato alle vittime, pari ad oltre il 10% mensile (pari al 120% annuo), con rate di restituzione imposte settimanalmente e mensilmente. Inoltre gli inquirenti avrebbero rilevato che a partire dal 2008, per vari prestiti, pari a circa 100.000 euro, alle vittime sarebbe stata estorta la somma di circa 140.000 euro, in gran parte soltanto a titolo di interessi;
Nel corso delle indagini è stata documentata la continua vessazione ai danni delle vittime, con sistematici e pressanti contatti telefonici (“hai detto che dovevi onorare”);

Inoltre gli imprenditori satebbero stati costretti ad assumere alle proprie dipendenze, uno dei figli degli indagati ed un loro uomo di fiducia, con lo scopo principale di sorvegliare maggiormente la ditta edile. Le vittime avrebbero eseguito gratuitamente lavori di ristrutturazione in favore dei propri aguzzini; la corresponsione di cospicue somme di denaro che le vittime erano costrette a cedere agli indagati, sarebbero avvenute anche attraverso ricariche postali e bonifici bancari.

Tutti gli arrestati sono di Taranto.
Le vittime per insormontabili problemi economici hanno chiesto ed ottenuto un primo prestito da parte di uno degli indagati, successivamente il rapporto usurario si sarebbe intensificato, facendo sì che entrassero in gioco anche gli altri tre indagati;

– le vittime oramai cadute nella spirale usuraria ed estorsiva, hanno deciso di andare via da Taranto, ma ogni tentativo è stato vanificato dai continui messaggi vessatori e per il timore di ritorsioni anche nei confronti delle proprie famiglie: da qui la scelta di far ritorno e sottostare alle richieste dei propri aguzzini;

– non riuscendo più a far fronte alle pressanti richieste di denaro, i due imprenditori sono stati costretti a ristrutturare gratuitamente un’abitazione dei presunti usuraro. In alcuni casi gli incassi per i lavori edili realizzati da parte dei due imprenditori, sarebbero stati direttamente corrisposti agli usurari, i quali monitoravano tutti i lavori in carico alla ditta.
Esasperati da tale ulteriore prevaricazione, gli imprenditori decidono di licenziare il figlio del presunto estorsore: quest’ultimo, ritenendo di aver subito uno “sgarro”, attraverso un minatorio messaggio whatsapp, avrebbe scritto: “mi stai mancando di rispetto, mo se scendo le cose si aggiustano, queste sono le cose che mi fanno salire il sangue al cervello”;
I pagamenti ssrebbero stati eseguiti anche attraverso ricariche postali e bonifici bancari, di cui ne è rimasta traccia; infine in un’occasione una delle vittime avrebbe subito un vero e proprio pestaggio da parte di uno degli aguzzini;

Le vittime, ormai ridotte sul lastrico, sono state costrette a lasciare le proprie dimore per andare ad abitare a casa dei genitori, non avendo più alcuna risorsa per vivere;

– gli aguzzini, non appena venuti a conoscenza di essere stati denunciati, avrebbero cambiato improvvisamente il tenore dei messaggi, nel tentativo di allontanare da sé i sospetti sulla natura illecita instaurata con le vittime “il prestito che ti ho fatto è col cuore cmq quando puoi un po’ alla volta mi dai ciò che ti ho prestato stai tranquillo amico mio”.

Il nome dell’operazione trae origine proprio da quest’ultimo messaggio, con cui gli usurari cercano furbescamente di sviare le indagini.

Nel corso dell’esecuzione sono stati rinvenuti e sottoposti a sequestro 16.095,00 Euro.

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