PROCESSIONE ADDOLORATA, IL MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO

Come tradizione all’uscita della Processione dell’Addolorata dalla Chiesa di San Domenico, c’e’ stato il discorso dell’ Arcivescovo di Taranto Mons. Santoro. Un monito per la sicurezza e un riferimrnto al futuro dei tarantini piu’ giovani che avrebbero bisogno di lavoro e cultura. Ecco il testo integrale del messaggio di Filippo Santoro.
: “Discorso dell’Arcivescovo Metropolita di Taranto
S.E.R Monsignor Filippo Santoro
All’inizio del pellegrinaggio della B.V Maria Addolorata
ballatoio della Chiesa di San Domenico
29 marzo 2018

Madre di Dio e di ciascuno di noi,
noi ti veneriamo quale sei, avvocata di grazia, aiuto dei cristiani e consolatrice degli afflitti. Guarda questo popolo che si riunisce come sempre numeroso per l’inizio del pellegrinaggio illuminato dal tuo volto e dal tuo amore.
Il nostro ricorrere a te è ininterrotto sulla scia di quel breve racconto del Vangelo di Giovanni che ti descrive colpita dal dolore, ma presente sotto la croce.
«Stavano presso la croce – racconta il discepolo amato – sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala» (Gv 19.25).
In questo tuo stare è la nostra speranza, nella tua fedeltà è la nostra forza perché tu non ti allontani mai dai crocifissi del mondo.
Sei presente Madre di Gesù nella nostra Chiesa nelle nostre famiglie nella nostra città.

Invito tutti fedeli pellegrini di questa notte al silenzio, bisogna fare silenzio per poter ascoltare il pianto della Madre di Gesù. Dobbiamo compiere lo sforzo di metterci in ascolto perché il Regno di Dio non viene in modo che sia notato, ma in umiltà. Che cosa c’è di più umile delle lacrime che parlano del dolore? Della debolezza e della resa dell’affidamento a Dio? Dobbiamo mescolare le nostre lacrime con quelle dell’Addolorata perché alla fine tutti i dolori sono dolore innanzi a Dio e tutti possono avere la stessa svolta nell’unico Salvatore del mondo che è Gesù. Maria sa dove trovare il suo figliolo, la Vergine affranta che cammina per i vicoli conosce la volontà del Padre e sa dove cercare suo Figlio. Se la seguiamo troveremo Lui. Se le domandiamo: «Maria dove vai?» Ella ci risponderà che cerca il suo Dio e Signore. Seguiamo Maria e troveremo Gesù. Non dimentichiamo che questo è l’inizio di un cammino di speranza che passa necessariamente attraverso la passione. Non è una sacra rappresentazione, ma uno spaccato intimo e di devozione di un frangente della Passione di Gesù che con il passare dei secoli è stato dettagliato dall’amore privilegiato del popolo per la Madonna, sapendola via maestra dell’incontro con Dio. Non è semplicemente una tradizione, ma è molto di più. Vuole essere l’immagine inequivocabile della nostra conversione. Non siamo spettatori, ma pellegrini; uniamo le nostre sofferenze alle lacrime della Madre di Dio e lasciamoci purificare da esse.

Maria versa le sue lacrime perché è immagine del cuore compassionevole di Dio stesso, che va in giro cercando la pecorella smarrita, quella ferita, quella malata… Lasciamoci trovare da quello sguardo, lasciamoci trovare da quel sospiro, dal fremito della Madre Santa. Ella frantumi ogni nostra forma di egoismo, allarghi il nostro cuore a tutte le necessità.

Mi scrive un’insegnante di una scuola nella Città Vecchia: “letteralmente questa scuola è abbandonata e di recente ha subito un furto che l’ha resa più povera, più di quello che è già. I bambini soffrono un grave disagio per l’assenza del materiale scolastico e per la quotidiana violenza tra loro e , in alcuni casi anche verso di noi”. Questi bambini e ragazzi, come purtroppo accade in molte parti d’Italia, riportano in classe la violenza che vedono o che soffrono in casa.
E che dire poi della sparatoria avvenuta mercoledì in piena mattina qui vicino, in piazza Fontana? Oltre ad un adeguato presidio delle forza dell’ordine è necessario offrire, particolarmente ai giovani, opportunità di lavoro sostenendo la parrocchia e tutte quelle agenzie educative e formative della nostra terra per la crescita culturale ed artistica dei nostri ragazzi.

Ti affido, oh Madre, tutti i nostri ammalati che ci seguono attraverso i media i cui operatori sentitamente ringrazio. Benedico con la tua intercessione tutti i tarantini fuori sede che in questi giorni giustamente sentono una profonda nostalgia specie se obbligati per lavoro a lasciare questa città ed adesso ti guardano attraverso la TV e i mezzi di comunicazione. Anche noi vi sentiamo presenti e vicini e vi salutiamo.

Chiediamo senza stancarci, l’amore per questa città ed io prego perché Taranto diventi madre ad immagine della Madre di Dio, che raccoglie intorno a sé i suoi figli e che non si rassegna alla loro partenza per motivi di lavoro, alla loro lontananza. Ho incontrato quegli stessi occhi dell’Addolorata anche in tanti tarantini costretti a curarsi fuori da questa città. Sembra assurdo nel 2018 parlare dei viaggi della speranza, eppure quando in una famiglia si presenta la prova della malattia sperimentiamo, nel momento di maggiore fatica, la solitudine, la povertà di mezzi e l’impossibilità di contare sul sostegno della famiglia perché sei costretto a curarti lontano. Si dice che quando in una famiglia viene a mancare la mamma si perde tutto. È vero ma è impossibile per la Chiesa, non può perdere la propria Madre e quindi la sua vicinanza è pegno di gioia, di speranza. A lei stanotte ancora una volta raccontiamo la nostra città con tutte le sue contraddizioni e i suoi affanni, con le tante problematiche legate alla salute, all’ ambiente, alla precarietà del lavoro, all’urgenza della rinascita, ma gliela dobbiamo raccontare con fede ovvero con la fiducia intima e convinta che la preghiera può spostare le montagne che le cose possono cambiare, che Dio non si allontana da questo popolo e che continua ad amarlo e a benedirlo.

C’è il salmo 56 che dice «le mie lacrime nell’otre tuo (Signore) raccogli», stanotte possiamo dire all’Addolorata «le mie lacrime nel cuore tuo raccogli» perché quelle lacrime sono conosciute da Dio una ad una…
Ma è ripartendo dal racconto della crocifissione citato all’inizio che voglio dare avvio a questo pellegrinaggio. L’altezza di queste scale che si inerpicano sul pendio san Domenico, ci suggeriscono l’altezza di un calvario. Guardando la Madre di Dio e guardando la fiumana di persone che sono qui per seguirla mi viene più che spontaneo ripetere le parole della seconda annunciazione. “Donna ecco i tuoi figli”. “Taranto ecco tua madre”. E da questo momento ciascuno accolga la vergine Maria fra ciò che di più caro. Dio benedica questo pellegrinaggio; benedica tutta la nostra città, quelli che vi abitano e tutti quelli che la visitano.
Buon pellegrinaggio a tutti.

Santa Madre deh voi fate,
che le piaghe del Signore,
siano impresse nel mio cuore…”

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