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AM, PROROGATA LA CASSA INTEGRAZIONE

AM, PROROGATA LA CASSA INTEGRAZIONE
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In data odierna, la Direzione di Arcelor Mittal ha convocato le organizzazioni sindacali per la proroga della procedura di CIGO COVID per ulteriori 5 settimane.
L’azienda ha comunicato che la stessa si rende necessaria per la fase complicata che si sta attraversando in riferimento all’emergenza sanitaria, portando una caduta degli ordini attuali e futuri.
L’azienda continua a trincerarsi dietro la problematica COVID19 ed evita un confronto sindacale in merito alle problematiche esposte e che puntualmente vengono disattese dalla stessa.
Fim, Fiom e Uilm ritengono necessario affrontare l’annosa questione delle manutenzioni ordinarie e straordinarie visto che attualmente il 90% del personale delle manutenzioni centrali è in cassa integrazione.
Inoltre abbiamo chiesto un’integrazione salariale attraverso il recupero di una parte degli sgravi fiscali, messi a disposizione dal governo per le aziende che utilizzano l’ammortizzatore sociale con causale Covid-19.
Infine Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto incontri specifici per area per affrontare il tema della rotazione del personale, ove possibile, a parità di professionalità ed impianti similari.
In merito alle richieste sindacali, l’azienda ha comunicato che nei prossimi giorni convocherà le RR.SS.UU per affrontare le problematiche sopra esposte.

LA POSIZIONE DELL’USB Cassa integrazione Covid 19: Arcelor Mittal, attraverso il Direttore delle Risorse Umane, Arturo Ferrucci, chiede altre 5 settimane per 8173 unità lavorative a partire dal 1 giugno. L’azienda continua a chiedere risorse pubbliche per portare avanti in maniera sconclusionata la gestione dello stabilimento siderurgico. Nessun accordo è scaturito dal confronto tenuto oggi in tarda mattinata con la multinazionale. L’Usb è fermamente convinta, non certamente da oggi, della impossibilità di collaborare con il gruppo franco-indiano. Non ci sono margini di discussione, non esiste percorso condiviso che si possa avviare e portare avanti. A dir poco preoccupanti le odierne dichiarazioni dell’ingegnere Ferrucci, che ha serenamente ammesso: “Il peggio deve ancora venire”. Se le premesse sono queste, non possiamo che aspettarci uno sciagurato piano industriale. A questo punto, mentre gli altri cercano ancora di capire le intenzioni della multinazionale, noi siamo certi che così non si può andare avanti: la fabbrica va messa sicurezza con l’intervento dello Stato per garantire la continuità lavorativa ai dipendenti diretti e dell’appalto. L’unica strada è l’accordo di programma con la riconversione industriale. Proprio oggi, inoltre, abbiamo appreso, durante il vertice su Acciai Speciali Terni SpA (Ast) di Terni , per voce del sottosegretario Alessia Morani che, come da noi richiesto da tempo, verrà aperto un tavolo sulla siderurgia nazionale al fine di consentire al Governo di entrare direttamente nella gestione di tutte le grandi vertenze tra cui appunto quella dello stabilimento tarantino.