TORNA APRILE DEI DIRITTI

E’ una sorta di primavera della coscienza quella che proponiamo ormai da quattro anni con la rassegna di incontri e spettacoli che insieme al CREST realizziamo per l’Aprile dei diritti. La vita e il palcoscenico per provare a parlare di lavoro non solo ai lavoratori, ma anche a chi il lavoro non ce l’ha o al momento lo sogna soltanto.
Così Paolo Peluso, segretario generale della CGIL di Taranto che questa mattina insieme alla presidente del CREST (Collettivo di ricerche e sperimentazioni teatrali), Clara Cottino e a Gaetano Colella, direttore artistico della rassegna, ha illustrato alla stampa il calendario di animazioni e spettacoli di quest’anno.
Quattro anni fa questa idea nacque dall’esigenza di parlare di lavoro anche oltre le fabbriche – commenta ancora Peluso – per arrivare soprattutto agli studenti e quindi ai lavoratori di domani. Oggi, a quattro anni da quel primo esperimento la rassegna si presenta come un viaggio emotivo e avvincente che coinvolge e fa riflettere, anche su storie quotidiane come le vertenze in atto. Abbiamo l’ambizione così di fornire un altro sguardo critico rispetto al futuro economico e occupazionale del nostro territorio educando innanzitutto i tarantini di domani.
Prova del successo è il numero degli studenti che in questi anni hanno incontrato la CGIL e il CREST nell’ambito dell’Aprile dei Diritti.
Gli spettacoli di quest’anno saranno due: “Piccola Società Disoccupata” portato in scena dall’Associazione culturale Teatri Indipendenti venerdì 7 aprile e “Esilio” della Piccola Compagnia Dammaco sul palco del TaTà il prossimo 10 aprile.
Con la rassegna Aprile dei Diritti proponiamo un teatro ‘necessario’, asserisce Clara Cottino – cioè un teatro che ascolta i problemi del contemporaneo e condivide una riflessione con il pubblico. Riteniamo ogni anno importante – aggiunge Clara Cottino – anzi più importante, farlo. Per la salute del teatro e per la crescita della comunità.
Entrambi gli spettacoli ruotano attorno al tema del lavoro ma raccontano non solo le dinamiche del lavoro nel nuovo millennio, ma anche la solitudine e la difficoltà di chi il lavoro lo perde – dice Gaetano Colella, direttore artistico della rassegna – non senza ironia e leggerezza, a tratti in maniera divertente.

Il primo spettacolo in scena al TaTà il prossimo 7 aprile, è “Piccola Società Disoccupata”, secondo spettacolo di Beppe Rosso sul mondo del lavoro contemporaneo. Questa volta è il conflitto generazionale ad essere al centro dell’allestimento, quel disagio che intercorre tra giovani e anziani nel affrontare l’attuale trasformazione dell’uomo in rapporto al lavoro.
Tre attori di diversa generazione formano una “piccola società disoccupata” interpretando vari ruoli in un gioco cinico ed esilarante; sono personaggi che si dibattono in una lotta senza esclusione di colpi per conservare o trovare lavoro, una lotta del tutti contro tutti, in cui non mancano slanci d’amore, ingenuità e momenti di grande illusione. E’ un mondo dove è evidente la fragilità individuale che di volta in volta si trasforma in astuzia o in follia solitaria. Astuzia e follia che sono anche strategie di sopravvivenza in una commedia contemporanea dove ogni scena apparentemente reale attraverso lo humour e il paradosso viene portata ad estreme conseguenze tragicomiche.

“Esilio” è invece l’allestimento che sarà ospitato nell’ambito della Rassegna “Aprile dei diritti” il prossimo 10 aprile. Il lavoro portato in scena dal Piccola Compagnia Dammacco racconta la storia di un uomo come tanti al giorno d’oggi, un uomo che ha perso il suo lavoro. Quest’uomo, insieme al suo lavoro, gradualmente perde un proprio ruolo nella società fino a smarrire la propria identità, fino a sentirsi abbandonato e solo seppure all’interno della sua città, fino a sentirsi finalmente costretto a chiedersi come e perché è finito in tale situazione. E così gli spettatori possono partecipare al goffo e grottesco tentativo di quest’uomo di venire a capo della situazione dialogando con se stesso, con la sua coscienza forse, con la sua anima o magari con le sue ossessioni. Lo spettacolo, con drammaturgia originale e centrato sul lavoro d’attore, cerca di offrire a ogni spettatore una riflessione sul nostro presente e di creare una sorta di memoria dell’oggi. I linguaggi scelti sono quelli del surrealismo e dell’umorismo perché lo spettacolo possa offrire a ogni spettatore visioni della vita di tutti noi in una forma trasfigurata che ne evidenzi le contraddizioni e suggerisca qualche interrogativo su questo nostro modo di vivere. ESILIO è il secondo passo della “Trilogia della Fine del Mondo” ideata nel 2010 da Mariano Dammacco e in corso di realizzazione ad opera della Piccola Compagnia Dammacco. Il primo passo è stato lo spettacolo L’ultima notte di Antonio (2012); il terzo passo della Trilogia è in programma per il 2018 con la realizzazione di uno spettacolo intitolato La buona educazione.

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