Home Politica VOLI CIVILI “ARLOTTA”: IL 2 MAGGIO EMILIANO A TARANTO

VOLI CIVILI “ARLOTTA”: IL 2 MAGGIO EMILIANO A TARANTO

VOLI CIVILI “ARLOTTA”: IL 2 MAGGIO EMILIANO A TARANTO
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LE ASSOCIAZIONI ED I MOVIMENTI DEL COMITATO PRO AEROPORTO DI TARANTO-GROTTAGLIE CONFERMANO UFFICIALMENTE CHE IL 2 MAGGIO SI TERRA’, DOPO TRE RINVII, L’ATTESO TAVOLO CON IL PRESIDENTE DELLA REGIONE EMILIANO E ALCUNI TRA I PIÙ IMPORTANTI SOGGETTI PUBBLICI TARANTINI, ISTITUZIONALI E NON, INTERESSATI PER AFFRONTARE IL TEMA DEI VOLI PASSEGGERI DI LINEA NELLO SCALO CIVILE JONICO, L’AEROPORTO ARLOTTA.  Le associazioni: Progentes, Benvenuti a Taranto, Filovita, Paolo Zayd costruttori di pace, Ultim’ora e Puglia internazionale, scrivono in una nota stampa: “una tappa importante il paziente e faticoso lavoro di pressing svolto da tempo, nei confronti della Regione Puglia e della società che gestisce i quattro scali regionali. Senza nulla voler togliere al lavoro svolto da altri movimenti che hanno scelto di proseguire il loro cammino, a favore del’utilizzo del nostro aeroporto a 360°, ma scegliendo strade diverse dal Comitato pro aeroporto di Taranto-Grottaglie, e per sgomberare il campo da equivoci una volta per tutti, ribadiamo oggi che il Presidente Emiliano, il giorno 20 novembre 2015, in accordo col nostro desiderio di concertazione e collaborazione, aveva assegnato ai membri del Comitato il difficilissimo compito di coagulare attorno al problema del pieno utilizzo dell’Arlotta, tutte le principali forze locali, sia istituzionali che associative, al fine di trovare una soluzione massimamente condivisa. In seguito abbiamo chiesto ed ottenuto dalla Presidenza, di localizzare il tavolo direttamente a Taranto, e non nella sede regionale, come all’inizio deciso, prosegue la nota stampa,ì presso la Casa comunale del capoluogo in rappresentanza di tutta la cittadinanza tarantina, anche di quella della sua provincia. Nel trend, in fortissima ascesa, di utenti che preferiscono ormai i voli alle scomode tratte ferroviarie o su gomma (data anche l’affermazione dei “low cost”) e in considerazione dell’isolamento in cui la nostra provincia è caduta a causa di gravi carenze trasportistiche e di collegamenti rapidi e comodi, ci appare davvero delirante e miope non consentire l’utilizzo di una pista di ben 3200 metri per i voli passeggeri di linea, che chiaramente fungono ovunque nel mondo civile, da apripista per tutti i generi di volo (charter turistici,cargo,etc); peraltro, da Fiumicino in giù, sarebbe l’unica struttura in grado di ospitare aerei intercontinentali da 850 passeggeri! Taranto, si legge nella nota, non vuole porsi da antagonista agli unici due aeroporti pugliesi funzionanti (Bari e Brindisi) ma rivendica il diritto di fornire un servizio in perfetta parità di trattamento e avendo un bacino di utenza che segue tutto il territorio dell’arco ionico, abbracciando Calabria,Basilicata e Puglia. Esattamente le terre della Megale Hellas (l’antica Magna Grecia). Senza contare milioni di turisti che ogni anno ‘atterrano’ in questo vasto e antico territorio, attratti dal mare e dalle bellezze storico-culturali ed enogastronomiche.  Secondo le associazioni l’economia tarantina deve puntare sul turismo, assieme alle produzioni legate alla terra e al mare e a conseguenti attività sostenibili. Dobbiamo adesso sfruttare tutto ciò che possediamo e nel miglior modo possibile. È stato stimato dagli analisti che un incremento di un milione di passeggeri all’anno, crea in un aeroporto, da 1050 a 3200 posti di lavoro. L’Italia nel 2015 è stata al 5° posto delle destinazioni turistiche mondiali piu’ frequentate dal turismo straniero con oltre 53 milioni di arrivi (incremento del 3,2%), soprattutto in città di interesse storico e artistico e in località marine, ed è del +9,2 % la variazione negli arrivi in Puglia riferita al 2014 (dati Istat).  In questo quadro di crescente internazionalizzazione del turismo nella nostra regione, ben si inserisce lo sdoganamento dell’aeroporto di Taranto, costretto ad essere di interesse nazionale si, ma soltanto al servizio dell’industria e della sperimentazione di velivoli a pilotaggio remoto (famigerato Airport test bed). Senza contare che tenerlo aperto, già soltanto per la Alenia Boeing, costa a noi contribuenti almeno una decina di milioni l’anno, oltre ai 15 milioni di euro(stima in difetto) che spendono i nostri concittadini per i trasferimenti verso gli aeroporti di Bari e Brindisi.