Domenica, 08 Marzo 2026

Guerra in Medio Oriente, rebus successione in Iran. Ferito Mojtaba Khamenei, Trump: “Stiamo vincendo”

Si complica il quadro politico e militare in Iran mentre prosegue la guerra con Stati Uniti e Israele. Secondo fonti israeliane, Mojtaba Khamenei, figlio della defunta Guida Suprema Ali Khamenei e considerato uno dei possibili successori, sarebbe rimasto ferito in un tentativo di assassinio avvenuto nella prima fase del conflitto.

Intanto l’Assemblea degli Esperti, l’organo incaricato di nominare la nuova Guida Suprema della Repubblica islamica, ha annunciato che si riunirà entro 24 ore per avviare il processo di scelta del successore. Secondo un rapporto classificato citato dal Washington Post, anche un massiccio attacco militare statunitense difficilmente riuscirebbe a rovesciare l’establishment religioso e militare iraniano, che dispone di meccanismi di successione progettati proprio per garantire la continuità del potere.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rivendicato i risultati delle operazioni militari. “Stiamo vincendo di gran lunga la guerra con l’Iran e continuerà ancora per un po’”, ha dichiarato secondo Bloomberg, aggiungendo che gli Stati Uniti faranno “tutto il necessario”. Trump ha anche ipotizzato che la mappa dell’Iran potrebbe essere diversa alla fine del conflitto, ma ha assicurato che il risultato sarà “un mondo più sicuro”.

Il presidente americano ha accusato Teheran del bombardamento di una scuola in cui sono morte 150 bambine, sostenendo che l’attacco sia stato condotto con munizioni “molto inaccurate”. Tuttavia, il Pentagono riterrebbe responsabili proprio gli Stati Uniti del raid. Trump ha inoltre dichiarato di non aver ancora deciso se impiegare truppe di terra e ha escluso l’ipotesi di coinvolgere i curdi nel conflitto per non complicare ulteriormente la situazione. L’inviato americano Steve Witkoff ha invece reso noto di aver comunicato alla Russia di non fornire assistenza militare o informazioni di intelligence all’Iran.

L’Iran ha annunciato che lo Stretto di Hormuz resterà aperto al traffico marittimo internazionale, ma ha avvertito che le navi di Stati Uniti e Israele saranno prese di mira se attraverseranno l’area. Teheran ha anche respinto l’ultimatum di Trump sulla resa incondizionata: “Non ci arrenderemo mai”. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian si è intanto scusato con i Paesi vicini per gli attacchi lanciati nelle ultime ore, precisando che verranno sospesi se dai territori vicini non partiranno nuovi raid contro l’Iran.

Il conflitto continua a estendersi in tutta la regione. A Dubai una persona è morta dopo essere stata colpita dai detriti di un oggetto aereo intercettato nella zona di Al Barsha. L’aeroporto internazionale della città ha sospeso temporaneamente le operazioni dopo l’intercettazione di droni. In Iraq, quattro razzi hanno preso di mira l’ambasciata statunitense a Baghdad: tre sarebbero stati intercettati dai sistemi di difesa, mentre uno è caduto all’interno della base aerea del complesso diplomatico.

Forti esplosioni sono state segnalate anche a Manama, capitale del Bahrein, dove missili iraniani hanno colpito la base statunitense di Juffeir. Secondo il ministero dell’Interno del Bahrein, l’attacco ha provocato incendi e danni ad alcuni edifici. Gli Emirati Arabi Uniti hanno inoltre dichiarato di aver intercettato 15 missili balistici e 119 droni lanciati verso il loro territorio.

L’esercito israeliano, l’Idf, ha intensificato gli attacchi contro obiettivi militari iraniani. Secondo i media israeliani, per la prima volta sarebbero stati colpiti anche depositi di petrolio a Teheran. Durante i raid sull’aeroporto internazionale di Mehrabad, Israele afferma di aver distrutto 16 velivoli utilizzati dalla Forza Quds dei Pasdaran, accusata di trasferire armi ai gruppi alleati nella regione.

Parallelamente prosegue l’offensiva contro Hezbollah in Libano. Secondo le autorità libanesi, dall’inizio della settimana gli attacchi israeliani nel Paese hanno causato quasi 300 vittime. L’Idf ha inoltre ordinato ai residenti della periferia sud di Beirut di evacuare immediatamente l’area in vista di nuovi raid.

La crisi minaccia di coinvolgere altri attori regionali. Gli Houthi dello Yemen hanno annunciato di essere pronti a entrare in guerra, mentre la Turchia sta valutando l’invio di caccia F-16 a Cipro del Nord per rafforzare la sicurezza nella regione. Nel frattempo centinaia di cittadini italiani rimasti bloccati nei Paesi del Golfo sono rientrati a Roma Fiumicino con voli provenienti da Doha e Amman, dopo giorni di incertezza causati dal conflitto. Tajani: “Oltre 20.000 le persone rimpatriate”.

La presidente del Consiglio Meloni, in un video pubblicato su YouTube, ha ribadito che l’Italia non è coinvolta nel conflitto e non ha intenzione di esserlo. La premier ha sottolineato che il governo è impegnato soprattutto sul fronte diplomatico, lavorando per ridurre le tensioni e verificare la possibilità di riaprire i negoziati. Allo stesso tempo, ha aggiunto Meloni, prosegue il dialogo con i Paesi della regione e l’impegno delle istituzioni italiane per assistere i connazionali ancora presenti nell’area interessata dalla crisi.