Che disastro!
L’esclusione dal terzo Mondiale di fila impone di agire. Serve un cambio al timone, il pallone che già s’era sgonfiato adesso non c’è più. In un paese normale tutto il board della Federcalcio si sarebbe dimesso. Il sistema non funziona e le colpe non sono di Gattuso, Buffon e Bonucci
Quella che manca oggi, a differenza delle altre volte, è la voglia di lanciarsi in analisi. Fermi: stavolta è tutto nero, non c’è se o ma che cambi la prospettiva. Ci avete stancato, punto e basta.
Oggi, 1 aprile 2026, non ha più senso parlare di campo, del signor Turpin, di sfortuna, dei bambini che non vedranno il Mondiale, di quelli che invece avevano settant’anni nel 2014 e che chissà se quello del 2030 riusciranno a vederlo.
Manca l’interesse a sviscerare le ragioni del requiem, perché per chi ha visto Roberto Baggio, il compromesso fino a oggi, rappresentava “la toppa”. Abbiamo fatto finta di non vedere lo scempio in campo. Abbiamo tacitamente scelto di “ingoiare” una Nazionale vergognosa, a patto di tornare al Mondiale, abbiamo provato a tapparci il naso, a salvaguardare il bene comune, a cullare il momento di coesione apicale di una nazione che tra giugno e luglio si ritrova sotto il tricolore, pur essendo consapevoli di essere un fallimento con le gambe e con una brutta maglia azzurra addosso. Saremmo usciti al girone? Poco importa.
Dopo la rabbia, dopo un decennio di delusione avevamo maturato una certa volontà di guardare avanti, di mediare, di sottoscrivere con gli uomini Gennaro, Gigi e Leonardo, ai quali non è ascrivibile alcuna colpa extra, un tacito accordo pur di tornare in America dopo più di trent’anni. E invece nulla, niente da fare. L’ultima umiliazione ce la infligge la Bosnia: fuori ai rigori, loro ai Mondiali, noi ancora a casa.
Ecco, a casa ora dovrebbe andarci tutto il board federale, con Gabriele Gravina che, invece di annunciare a reti unificate l’addio, taglia corto: “Vogliono le mie dimissioni? Sono abituato”. La domanda sorge spontanea, caro Presidente: prima di definire dilettantistici gli altri sport, una riflessione sui non risultati degli ultimi otto anni suggerirebbe una sola strada, inutile anche dire quale.
In un Paese normale, chi ha governato il calcio mettendo la firma sul tris più disonorevole della storia del calcio sarebbe già a caccia di altra occupazione. Ma non alle nostre latitudini, dove è già domani, con la radio che suona i soliti proclami sul “ripartiamo da zero”, ma sempre con gli stessi attori.
Va bene, fate come vi pare, con una sola specifica: se le condizioni sono queste, tenetevelo voi il giocattolo. E verrà il tempo delle riforme che voi non avete voluto o saputo fare, verrà il tempo in cui la Nazionale tornerà a essere patrimonio intellettuale della strada, dei cuori della gente. Tornerà il giorno in cui ricominceremo ad appendere le bandiere ai balconi, ma certamente non sarà adesso. Con voi in plancia di comando, non interessa più.
ph. Repubblica


