Natuzzi chiude tre stabilimenti: sindacati si mobilitano
Natuzzi chiude tre stabilimenti: Santeramo in Colle, Jesce 2 e Graviscella. L’annuncio, arrivato come una doccia fredda dopo gli ultimi impegni assunti al Ministero, oggi durante un incontro a Bari, propedeutico al tavolo previsto per l’undici giugno al Mimit. E i sindacati annunciano nuove mobilitazioni.
“L’azienda – afferma il segretario generale della Fillea Cgil Puglia Ignazio Savino – pur avendo beneficiato nel tempo di sostegni pubblici e della disponibilità al confronto da parte delle istituzioni nazionali e locali e del sindacato, continui a procedere con scelte unilaterali che tradiscono gli impegni e producono effetti pesantissimi su lavoratrici, lavoratori e comunità locali. La prospettiva di arrivare a chiudere tre stabilimenti su cinque, in un contesto già segnato da processi di deindustrializzazione, avrebbe un impatto socioeconomico rilevante sull’occupazione e sulla tenuta del tessuto produttivo, mentre Puglia e Basilicata discutono del rilancio e della vocazione produttiva del distretto del mobile imbottito. Alla luce di questo ulteriore aggravamento della vertenza, intensificheremo le iniziative di mobilitazione. In vista dell’incontro convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per l’11 giugno 2026 avvieremo da subito con le altre sigle la consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori per organizzare un presidio e sostenere con forza la richiesta di un confronto vero, di impegni verificabili e di scelte industriali coerenti con la tutela dell’occupazione e del territorio” – conclude Savino.
“La decisione del gruppo Natuzzi di procedere alla chiusura dei tre storici stabilimenti, contestualmente alla delocalizzazione di ulteriori volumi produttivi in Romania, rappresenta uno schiaffo violento e intollerabile a tutto il territorio pugliese” – è il commento della deputata Pd Francesca Viggiano. Alle sigle sindacali Viggiano esprime “totale e incondizionata solidarietà nel momento in cui si apprestano a incrociare le braccia”. aggiungendo “siamo di fronte a una vera e propria operazione di disimpegno industriale mascherata, una scelta unilaterale che non possiamo e non vogliamo subire passivamente, poiché considerare immodificabili decisioni che azzoppano il perimetro occupazionale del Mezzogiorno dimostra una totale mancanza di rispetto per la dignità del lavoro. Il marchio Natuzzi ha costruito la propria fortuna globale grazie alle competenze, alla qualità e alla dedizione della manodopera della Murgia, e ora non si può tollerare che la risposta alla crisi sia la fuga strategica verso l’estero, lasciando il territorio impoverito e privo di prospettive”.

