Sabato, 19 Settembre 2026

Porto, corsa contro il tempo per gli ex TCT

Una corsa contro il tempo per evitare che, alla fine del 2026, oltre 300 lavoratori del porto di Taranto rimangano senza tutele e senza una prospettiva occupazionale concreta. Sindacati e parlamentari del territorio fanno fronte comune e chiedono a Governo e Regione Puglia interventi urgenti per il futuro della Taranto Port Workers.

CGIL, CISL e UIL, insieme alle rispettive categorie dei trasporti FILT-CGIL, FIT-CISL e UILTrasporti, hanno sottoscritto con i deputati tarantini Francesca Viggiano e Vito De Palma una lettera indirizzata alle istituzioni nazionali e regionali.

Al centro dell’iniziativa ci sono i 307 lavoratori confluiti nell’agenzia nata dopo la conclusione dell’esperienza dell’ex TCT, con l’obiettivo di tutelare il bacino occupazionale in attesa del rilancio delle attività legate allo scalo ionico.

La principale preoccupazione riguarda la scadenza, fissata al 31 dicembre 2026, dell’IMA, l’Indennità di mancato avviamento destinata al sostegno del reddito dei lavoratori. Alla stessa data è legata anche la vigenza dell’agenzia Taranto Port Workers.

Nella missiva, inviata per conoscenza anche al presidente della Provincia di Taranto Gianfranco Palmisano, al sindaco Piero Bitetti e al presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio Giovanni Gugliotti, viene chiesto un intervento capace di scongiurare un vuoto nelle tutele.

«In assenza di un intervento di proroga della misura di sostegno, a partire dal 1° gennaio si determinerebbe una condizione di grave criticità economica e sociale per i circa 307 lavoratori e le loro famiglie», sottolineano i sindacati. Da qui anche la richiesta di prorogare la vigenza e l’efficacia dell’agenzia.

Al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al ministro Matteo Salvini e al sottosegretario Edoardo Rixi, i firmatari chiedono di conoscere lo stato di avanzamento dell’iter autorizzativo necessario al proseguimento delle attività della Taranto Port Workers.

L’obiettivo immediato è garantire continuità alle tutele economiche. Ma la vertenza guarda anche oltre l’emergenza, puntando a trasformare il bacino dei lavoratori in una risorsa per le nuove attività che dovrebbero insediarsi nel porto.

In questa direzione viene sollecitata l’applicazione dell’articolo 17 della legge istitutiva dell’agenzia, affinché le imprese possano attingere al bacino della Taranto Port Workers per le proprie necessità occupazionali, favorendo progressivamente il reinserimento dei lavoratori.

Un secondo fronte riguarda la formazione professionale. La lettera chiama direttamente in causa la Regione Puglia, guidata dal presidente Antonio Decaro, chiedendo di accelerare le procedure relative all’“Avviso JTF Portuali”.

I lavoratori sono infatti destinatari di percorsi di upskilling e reskilling, pensati per aggiornare le competenze e renderle coerenti con le nuove attività e gli investimenti previsti nello scalo ionico.

«L’iter attuativo risulta tuttora in corso e si auspica una celere conclusione delle procedure, affinché i percorsi formativi possano essere avviati e completati nel più breve tempo possibile», evidenziano sindacati e parlamentari.

La formazione, secondo i firmatari, deve diventare uno strumento concreto per accompagnare i lavoratori verso un effettivo reinserimento nelle attività portuali e nelle iniziative imprenditoriali legate alle prospettive di sviluppo del porto di Taranto.

«La lettera ha una doppia valenza – spiegano i sindacalisti –: la prima è quella di smuovere dalle sabbie mobili questa vertenza; la seconda è di natura politica e, per certi aspetti, inedita per la nostra città».

CGIL, CISL, UIL e i due parlamentari chiedono infine la convocazione di un tavolo istituzionale dedicato alla Taranto Port Workers, con la definizione di un cronoprogramma immediato degli interventi necessari.

«L’obiettivo comune è quello di impedire che alla scadenza del 31 dicembre 2026 possa determinarsi una situazione di vuoto nelle tutele e, nello stesso tempo, provare a rilanciare quel volano di sviluppo partendo proprio dalla condizione dei 307 lavoratori dell’agenzia, dalla loro formazione e dal loro reinserimento», affermano i firmatari.

Per Taranto, dunque, la partita va oltre la proroga di un sostegno al reddito. In gioco c’è la capacità di accompagnare la trasformazione del porto con una transizione occupazionale che consenta ai lavoratori già presenti nel bacino di acquisire nuove competenze e trovare spazio nelle attività che dovranno sostenere il futuro dello scalo ionico.