Medio Oriente. Unifil nel mirino: detriti di razzi su base italiana a Shama
La tensione in Medio Oriente cresce e il Libano si conferma un fronte delicato anche per i militari italiani. Nella base Unifil di Shama sono caduti i detriti di un razzo lanciato da Hezbollah e intercettato da Israele: nessun ferito, ma un soldato ha riportato un lieve dolore a un occhio. Nell’area operano circa 1.300 militari italiani tra Shama, Al Mansouri e Naqura.
Sul terreno, Israele ha annunciato l’avvio di “operazioni terrestri limitate e mirate” nel sud del Libano, colpendo postazioni e infrastrutture di Hezbollah. Il gruppo filo-iraniano ha risposto rivendicando nuovi attacchi contro le truppe israeliane, mentre i Paesi del G7 – Italia compresa – frenano su un’offensiva su larga scala. Il sud del Libano resta così l’area più esposta, con rischi crescenti anche per i contingenti internazionali.
La crisi si estende anche all’Iraq, dove un drone ha colpito un hotel a Baghdad che ospitava personale italiano: nessun coinvolto e tutti messi in sicurezza nei bunker. Baghdad ha condannato una serie di attacchi contro obiettivi sensibili – tra cui anche l’ambasciata statunitense e un importante giacimento petrolifero – parlando di minaccia alla sicurezza e alla stabilità del Paese.
L’escalation coinvolge anche il Golfo e colpisce direttamente il settore energetico. Negli Emirati Arabi Uniti, un attacco con drone ha provocato un incendio nel giacimento petrolifero di Shah, uno dei principali del Paese, con una capacità di circa 70mila barili al giorno. Le operazioni di spegnimento sono ancora in corso e, pur senza vittime, l’episodio conferma come le infrastrutture energetiche siano diventate obiettivi strategici nella crisi.
Sul piano internazionale, gli Stati Uniti alzano la pressione sugli alleati. Donald Trump chiede supporto per riaprire lo stretto di Hormuz e avverte la Nato: senza aiuti il futuro dell’Alleanza sarebbe “molto negativo”. L’Europa però si sfila: no di Londra e Berlino, mentre l’Ue non modifica la missione Aspides. L’Italia si allinea, con Giorgia Meloni che sottolinea come intervenire a Hormuz significherebbe “un passo verso il coinvolgimento” nel conflitto.
Intanto si moltiplicano segnali di instabilità su più fronti: attacchi con droni e missili nel Golfo, intercettazioni in Arabia Saudita, tensioni diffuse tra Libano e Iraq. Restano inoltre senza conferma le notizie sulla Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, al centro di voci e indiscrezioni difficili da verificare.
Le ricadute iniziano a farsi sentire anche sull’economia. Il prezzo dei carburanti è in forte aumento: in Italia benzina e diesel hanno raggiunto livelli tra i più alti degli ultimi mesi, con il gasolio tornato sopra i 2 euro al litro, sui massimi dal 2022. A pesare sono l’instabilità dell’area, i timori sulle forniture e il rafforzamento del dollaro, che spinge verso l’alto anche le quotazioni dei prodotti raffinati.


