Tensioni in maggioranza e accuse incrociate dopo il Consiglio comunale
La lunga e movimentata seduta del Consiglio comunale sembra aver lasciato alcuni strascichi nella maggioranza che sostiene il sindaco Piero Bitetti.
La rielezione di Gianni Tartaglia alla presidenza della IV Commissione Servizi e il suo passaggio da PER a Progetto Civico Italia Taranto, insieme a Patrizia Mignolo, hanno acceso uno scontro politico durissimo.
Il primo affondo arriva proprio da PER. L’assessore Francesco Cosa e i consiglieri Mimmo Festinante e Virginia Galeandro prendono atto dell’addio di Tartaglia, ma non nascondono la «profonda delusione» per una scelta maturata appena un anno dopo le elezioni amministrative.
Il gruppo ricorda di aver sostenuto Tartaglia anche nella recente, e non riuscita, corsa alle elezioni provinciali, accusandolo di aver iniziato subito dopo a progettare «scenari alternativi». Parole durissime: dietro il cambio di gruppo, secondo PER, ci sarebbe un «evidente calcolo personale e momentaneo».
«Le istituzioni non sono un autobus con le porte girevoli», si legge nella nota, che mette in guardia dalle conseguenze di operazioni politiche capaci di «insidiare la tenuta dell’amministrazione». Poi il congedo, gelido: «Non possiamo che augurare a Tartaglia le sue migliori fortune».
Ma gli scossoni non si fermano qui: Bianca Boshnjaku, consigliera del gruppo misto di maggioranza, ha affidato ai social un duro atto d’accusa contro il gruppo consiliare del Partito Democratico, reo di non aver manifestato solidarietà nei suoi confronti, a seguito della lite che aveva coinvolto proprio la Boshnjaku e Tartaglia, causando le dimissioni di quest’ultimo.
«Una brutta pagina», scrive Boshnjaku, tornando sulle parole che Tartaglia avrebbe pronunciato nei suoi confronti e che, secondo la consigliera, avrebbero offeso anche le sue origini. La Boshnjaku si sarebbe aspettata dal PD una presa di posizione netta. Una risposta che, sostiene, non sarebbe mai arrivata, fatta eccezione per la solidarietà espressa dal consigliere regionale Cosimo Borraccino.
Nel mirino finisce soprattutto la scelta dei consiglieri democratici di rimanere in Aula e partecipare alla votazione a scrutinio segreto che ha portato la rielezione di Tartaglia alla presidenza della IV Commissione Servizi. «Il segreto dell’urna può nascondere una scheda, non una responsabilità politica», attacca Boshnjaku. Per la consigliera, il PD avrebbe sacrificato i propri valori «sull’altare di piccole diatribe di bassa politica», trasformando dignità, inclusione e diritti in principi negoziabili.
Non si è fatta attendere la replica del gruppo consiliare e del segretario cittadino del Partito Democratico, che definiscono il post «gravemente offensivo» e lesivo dell’immagine del partito.
I democratici ricordano che Boshnjaku, pur eletta nella lista del PD, lasciò il gruppo già durante la prima seduta consiliare, dopo aver avanzato richieste considerate «irricevibili». Quanto alla vicenda con Tartaglia, il partito la considera estranea all’attività consiliare e già affidata agli organi competenti.
«Non sostituirsi a chi dovrà accertare i fatti non significa indifferenza, ma rispetto delle persone, delle istituzioni e delle procedure», chiarisce il PD, respingendo il tentativo di trasformare una controversia personale in un processo politico all’intero partito.
La controffensiva è altrettanto dura. Secondo i democratici, Boshnjaku avrebbe assunto in Consiglio posizioni sistematicamente contrarie alla maggioranza e rivolto attacchi pesanti a dirigenti e rappresentanti del partito. «La tessera non è garanzia di militanza», si legge nella nota: appartenere a una comunità politica significa condividerne regole e responsabilità, senza ricorrere a «processi sommari, ricatti morali o patenti di democraticità distribuite sui social».
Una resa dei conti tutta interna alla maggioranza, dunque, tra cambi di casacca, accuse personali e tensioni sempre più evidenti.


